Page 293 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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244 Momenti della vita di guerra
…ch’io debba dire ave e un requiem prima di uscire dalla trincea, è un rimpiccio-
lire l’idea della divinità. È un ridurla ad amuleto…
…ripenso a quanto ti dissi circa le ragioni per cui io sentivo le condizioni del Sa-
cro Cuore, dei Sacri Piedi… Per me, vedi, è questa una materializzazione di un’idea,
che è di per sé quanto di più spirituale vi possa essere: l’idea di Dio.
Mi sembra un rimpicciolirla nelle miserie d’un’umanità, avida di concezioni an-
tropomorfiche, perché più facili e più suscettibili di pratiche richieste ed invocazioni.
Non so se mi sono spiegato, ma a me pare che tutte le speciali devozioni sorte
ultimamente(dalla Madonna di Lourdes al Sacro Cuore), abbiano avuto per risul-
tato, più un intensificarsi di domande (terrestri nella forma e nella sostanza) e di
invocazioni, che [in] un più forte senso del dovere, per essere vicini a quell’idea che
si vuol onorare.
A me sembra che si debba tender al fiat voluntas tua del bosco degli ulivi, in ispi-
rito, e ad una forte concezione del dovere della vita, che ci dà la forza di lottare in
pratica.
Quelle devozioni speciali che assicurano delle grazie materiali, mi sembrano quel-
le indulgenze, che senza fervore di opere assicurano un comodo posto in Paradiso .
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Ma non tutti avevano come il Calboli, o come il Filastò o il Rotellini, idee de-
terminate e precise sulla religione. Su molti il cattolicesimo tradizionale aveva presa
come commozione di rito, ricordo di casa e d’esperienze lontane, desiderio di uno stato
d’infanzia rimesso e tranquillo in chi era schiacciato dal peso delle responsabilità e dal
pensiero delle sorti supreme. Tutto ciò la messa al campo diceva al volontario capitano
Niccolò Bresciani:
Fu e sarà sempre per me una scena indimenticabile: sacerdote e altare collocati
in vetta ad un piccolo poggio spiccavano distinti all’orizzonte. Ufficiali e truppa ta-
cevano commossi. Io osservavo e meditavo, e, a mano mano che procedeva la sacra
funzione, sentivo penetrarmi l’anima da una commozione, che, insinuandosi a poco
a poco senza che potessi accorgermi del suo graduale aumentare, mi pervase al punto
che non potevo trattenere le lagrime. E quando poi il sacerdote, dopo aver pronun-
ciato appropriate parole di circostanza, in cui religione e patria erano esaltate assieme
e benedette, ci invitò a recitare con lui l’atto di contrizione, le lagrime fino allora trat-
tenute, mi sgorgarono calde e silenziose dagli occhi commossi. Mai in vita mi sono
confessato con più sincero dolore e con più profonda preparazione; mai come ieri
il mio cuore ha sentito la presenza di un Dio grande e misericordioso, che ha dato
all’uomo fragile il conforto del dolore e del pentimento; mai come ieri mi son sentito
contento nel capire che a poco a poco nella mia anima si faceva una calma, quale da
tempo non avevo più. Piangevo ed erano lagrime nuove, lagrime di dolce nostalgia
per le persone che sentivo aleggiare vicino a me e benedirmi, lagrime di gioia per la
sopravveniente tranquillità, piangevo sentendomi ridiventare bambino, quando con
semplicità e convinzione sincera giungevo le mani ed innalzavo la mia mente a Dio,
chiedendogli di voler, generoso, distendere la sua mano benefica sui miei cari e su
me; piangevo ripensando alla mamma così buona, così cara, che ha saputo radicarmi
nell’anima il sentimento religioso, in modo che, anche fra il dilagare delle passioni e
le traversie della vita, non mi ha mai abbandonato .
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