Page 283 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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234 Momenti della vita di guerra
120. Ibid., p. 86.
121. L’impronta cit., p. 213.
122. Forse bisogna leggere: a spezzare.
123. Lettere cit., pp. 232-34.
124. Ibid., p. 251.
125. Ibid., p. 263.
126. Lettere cit., pp. 288.
127. Ibid., p. 170.
128. Ibid.
129. Ibid., p. 153.
130. Ibid., p. 87. Cfr. una situazione consimile, ma in istato d’animo diverso, descritta da Claudio Calandra, p. 27
(lettera del 2-3 ottobre ’16): «La guerra mi ha quasi trasformato il carattere, son diventato cattivo col nemico; ieri
vidi alcuni austriaci che fuggivano per un camminamento dopo il tiro delle nostre bombarde: mi nascosi dietro dei
sacchetti pieni di terra, e attraverso una feritoia mi divertii a sparare su di loro. Qualcuno pagò con la vita il mio
divertimento. Chi l’avrebbe mai detto che io avrei goduto a sparare a sangue freddo su degli uomini che fuggivano
terrorizzati? Della guerra più nessuno cerca di predirne la fine; è una malattia cronica della vecchia Europa». Il
sottotenente Baldo Mengozzi, tiratore scelto, scriveva: «Mi ordinano di tirare alle vedette nemiche. Mi repugna
tirare così a fermo, ma son comandato e nel compiere il mio dovere il braccio non trema» (Ferr., p. 57).
131. Lettere cit., p. 73.
132. Ibid., p. 330.
133. Ibid., p. 332.
134. Ibid., p. 337.
135. Ibid., pp. 339 sg.
136. Era nato a Muro Lucano nel 1891. Cadde il 15 giugno 1918 a Cima Valbella. I suoi Colloqui sono stati pubblicati,
in appendice al lavoro postumo Luca Giordano, Napoli 1919, dal Croce, che vi premise un profilo dell’autore. Tale
profilo è stato ripubbilicato nel volume del Croce, Pagine sulla guerra cit., pp. 301-11.
137. p. 220.
138. pp. 180-82.
139. p. 185.
140. p. 182.
141. pp. 208 sg.
142. pp. 188 sg.
143. pp. 201 sgg.
144. pp. 216 sg.
145. pp. 223 sg.
146. p.v.
147. Napoleone Battaglia, «Postuma» senza luce, Torino 1923. Napoleone Battaglia nacque da Salvatore e da
Luigia De Vivo a Lucera il 31 marzo 1895. Figlio di umile famiglia si formò, si può dire, da se stesso. Studiò a
Torino nella sezione fisico-matematica dell’istituto tecnico. Ma i suoi interessi spirituali lo portavano alle lettere
e alla poesia. Durante la neutralità fu ardente fautore dell’intervento dell’Italia. Fatto ufficiale, perdette la vista
nel combattimento di Oslavia del 2 novembre 1915 e cadde prigioniero. Dopo più di un anno di prigionia fu
restituito, come grande invalido, il 30 novembre 1916. Visse, con animo forte, la sua dolorosissima vita, piena di
avversità d’ogni sorta fino al I luglio 1920.
148. p. 9.
149. pp. 9-10.
150. pp. 13-14.
151. p. 30.
152. p. 42.
153. p. 20.
154. p. 26.
155. p. 28.
156. p. 37.
157. pp. 70-71.
158. p. 61.
159. pp. 82-83.
160. p. 140.
161. p. 159.

