Page 284 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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IX. Vita morale
















            Nella maggior parte dei frammenti di diversissime esperienze, che siam venuti esami-
            nando, è notevole il delinearsi d’una concorde e comune visione della vita, d’un identi-
            co sentimento morale: il viver la vita in funzione di un concetto autonomo del dovere.
            Si potrebbe dire una visione kantiana della vita, se tale espressione non facesse pensare
            a un’applicazione metodica e forse pedante di una filosofia: ciò che per i più non era.
            Sentivano invece spontaneamente che il valore della vita trascende l’egoismo della con-
            servazione. Ma non per questo l’ideale trascendeva la vita umana. Volevano imprimerle
            invece una forma nuova: volevan perpetuarsi nell’anelito d’una patria, d’una società più
            giusta fra gli uomini, sino a giungere a una nuova intuizione dell’immortalità. Nessuno
            questa immortalità la definiva meglio di Roberto Maiorino, nel confortare il padre che
            già aveva perduto un figlio.

                 (20 dicembre ’15). … Ogni oblio sarebbe un delitto, ogni intiepidirsi d’affetto
               una colpa. Manlio deve sempre rimanere al centro dei nostri ricordi e dei nostri af-
               fetti. Ma la nostra stessa dignità d’uomini deve impedirci di logorar noi stessi in uno
               sterile rimpianto, quando la vita ci indica nuovi doveri, nuovi sacrifici… Non visse
               egli forse per un alto ideale, per una generosa passione, per un magnanimo sogno
               di redenzione umana? Perché troncare con sterile pianto l’ardente chimera della sua
               giovinezza? Non vive forse ancora, non vivrà eternamente quell’alto ideale che in-
               fiammò sempre il cuore e la mente del nostro diletto?… Io per me non mi abbatto né
               mi avvilisco di fronte al dolore, solo sento moltiplicata la forza degli affetti domestici,
               dei ricordi, dei rimpianti e sento ingentilirsi la tempra dei miei sentimenti e delle
               mie passioni. E sento un bisogno prepotente d’esser buono, di soccorrere la miseria
               degli altri, di elevare me stesso per elevare gli altri. Mi pare che le ossa di Manlio si
               dissolvano per convertirsi in vapori di sentimenti soavi e questi sentimenti investono
               le anime nostre, le purificano, le santificano, generandovi il bene e la virtù.
                 Non accade lo stesso anche a voi? Non vedete anche voi che Manlio non è scom-
               parso per noi, anzi vive in noi maggiormente di prima e diventa motore della nostra
               migliorata coscienza? 1

               L’estinto si trasumana nelle stesse forze operose e feconde dell’umanità. Il giovane
            fratello, morituro anche egli, in tutte le lettere si presenta assorto nella contemplazione
            di questo religioso mistero, di questo transito dall’individuale all’eterno, non per la ne-
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