Page 127 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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zione di controllo anche sui ‘politici’. in ogni caso, si deve rilevare che
non si ha traccia, allo stato della ricerca, della replica in piccolo nell’Arma
della struttura organizzativa dell’archivio del casellario politico centrale
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organizzato con i ‘sovversivi’ in 14 categorie .
inoltre, per evitare sovrapposizioni con gli uffici di pubblica sicurezza,
dovevano essere individuati i confini delle stazioni nelle città capoluogo di
provincia, in modo tale da riportare i dati solamente per i «residenti fuori
della zona urbana sulla quale soltanto gli uffici di P.S. della città esercitano
in via normale diretta vigilanza e diretto controllo sull’attività dei pregiu-
dicati» per i quali, tuttavia, la stazione avrebbe dovuto riportare un’anno-
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tazione sul registro . Per evitare un appesantimento burocratico, si dispo-
se che le medesime stazioni non avrebbero dovuto inserire indicazioni di
sorta per i pregiudicati che, seppur nati, non vi avessero avuto abitazione
stabile. Tuttavia, sarebbe stato obbligatorio prendere contatti con gli uffici
di pubblica sicurezza nel caso le stazioni fossero state interessate dal for-
nire informazioni in merito agli individui che ricadevano nel territorio di
competenza di tali uffici. Le disposizioni prescrivevano un continuo scam-
bio informativo tra il comandante della stazione di residenza e quello della
stazione di nascita dell’individuo per fare in modo che la documentazione
fosse sempre aggiornata. In caso di trasferimento di una persona iscritta
nel registro il comandante di stazione cedente avrebbe trasmesso una copia
del cartellino biografico mentre, per persone senza fissa dimora, tutte le
informazioni sarebbero state raccolte dalla stazione del luogo di nascita.
ogni stazione, oltre al registro e agli eventuali fascicoli personali,
avrebbe dovuto provvedere alla tenuta e aggiornamento anche di una «ru-
brica nominativa alfabetica dei pregiudicati e delle persone socialmente
to all’attività di polizia giudiziaria, quella del servizio informativo, «impegno imponente e in
progressivo rilevante aumento» come osservava il comando generale «che continua a pesare sui
vari comandi in misura assai inferiore ai mezzi di cui dispongono»: 33.272.920 note informa-
tiva in otto anni, di cui 1.326.634 fornite al partito nazionale fascista e 1.783.139 alla milizia»,
Gianni Oliva, Storia dei Carabinieri – Immagine autorappresentazione dell’Arma (1814-1992),
Milano, Leonardo editore, 1992, p. 185.
238 Franzinelli, I tentacoli dell’OVRA cit., p. 235.
239 In tal senso, salvo particolari situazioni da verificare, la circolare aveva intenzione di chia-
rire le competenze evitando sovrapposizioni tra differenti organismi deputati al controllo del
territorio, distinguendo nettamente i territori per la raccolta delle informazioni. In tal senso,
almeno teoricamente, non vi sarebbero dovute essere accavallamenti, tanto più che i maggio-
ri centri urbani erano sottoposti al controllo degli uffici della pubblica sicurezza. In tal senso,
sempre teoricamente, i Carabinieri avrebbero dovuto essere esclusi dalla «ignominiosa gara di
efficienza [nel]la segnalazione di sovversivi inesistenti scovati soprattutto nella fitta schiera del-
le persone non inserite socialmente», Carucci, L’organizzazione dei servizi di polizia cit., p. 86.

