Page 131 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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                   «anche a voler essere ottimisti, non è facile astrarsi da un istintivo senso di
                   diffidenza ogni qual volta ci vien fatto di incappare in scritti prolissi e tor-
                   tuosi o in persone eccessivamente loquaci, le cui troppe parole sanno spesso
                   di armeggi non del tutto comprensibili. Se così è nelle relazioni fra persone
                   dei vari ceti sociali, il malessere si accentua indubbiamente nei rapporti fra
                   militari perché anche le manifestazioni di tal natura fra gli appartenenti alle
                   milizie risentono di ciò che l’educazione militare è rispetto a quella civile:
                   una più rigida austerità di modi, un «puritanismo civile» tanto più soggetto,
                   quindi, a facili incrinature. appare superfluo, allora, voler dimostrare che
                   una «istruzione» militare, dettata per regolare l’estrinsecazione di tali rap-
                   porti, non può che seguire l’ortodossia più scrupolosa nel bandire ogni fron-
                   zolo e nel condannare con rigore qualsiasi impaccio che ritardi l’azione».
                 Già in tali prime considerazioni si può notare l’enfasi rivolta alla sem-
              plificazione  delle  comunicazioni  volute  dall’istruzione  sul  carteggio,  di
              imminente pubblicazione secondo quanto affermava l’autore, in una chia-
              ve fortemente decisionista.

                 Tabellini introduceva la questione evocando esperienze personali e col-
              lettive: chi aveva vissuto

                   «le incessanti, sottili ed a volte perfino tormentose controversie dei nostri
                   quotidiani «ludi cartacei», non potrà non essere con me nel tessere le lodi
                   e nel gioire di una riforma, condotta con ogni energia per la resa a discre-
                   zione di vieti sistemi basati quasi esclusivamente sulla ricerca assillante
                   dei mezzi creduti più adatti a scongiurare tutte, proprio tutte, le possibili
                   responsabilità».
                 il  convincimento  dell’autore  consisteva  nel  superare  i  sistemi  di  un
              «passato non tanto lontano»; in effetti, secondo Tabellini, vi era una vi-
              sione strategica a cui tendeva «la nuova «istruzione»: bandire ogni inutile
              formalismo convenzionale, favorire le iniziative, e colpire senza attenuanti
              la tendenza di coloro - e non sono pochi - che si ritengono immuni da ogni
              censura soltanto quando «la pratica è a posto» [corsivo nel testo].

                      «i meno giovani non avranno certo dimenticato a quali eccessi abbia
                   anche condotto, in un passato non tanto lontano, questa complicata scher-
                   maglia giornaliera che talvolta tralignava persino in manifestazioni non del
                   tutto ligie ai canoni della più sana disciplina. Se a siffatte alterazioni si era
                   potuti arrivare pur di non discostarsi da una maniera di cui tuttavia appariva
                   sempre più manifesta la caducità, ben si comprende con quanto convinci-
                   mento e con quali propositi di emancipazione si sieno volute abbandonare,
                   e speriamo per sempre, simili palestre, dove fra l’altro, non si riusciva a
                   distaccarsi del tutto da quello stile «burocratico» che si era così tenace-
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