Page 132 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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132 Tra carTe e caserme: Gli archivi dei carabinieri reali (1861-1946)
mente radicato nei nostri uffici - e non solamente di grado inferiore - quasi
a costituire, per dirla col Maranesi, una specie di «arca santa», con una
grammatica ed un vocabolario tutti propri derivanti da vecchie tradizioni
ormai superate o da gretti barbarismi ereditati dalle scomparse dominazioni
straniere o, più spesso ancora, dall’ambizione malaccorta di voler parere
colti usando voci e modi di dire che più si discostavano dall’uso corrente.
Tutto il sistema è ora colpito in pieno dalla nuova istruzione; in essa appare
costante l’invito a semplificare secondo un unico proponimento: diventare
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strumento di azione» .
Tali considerazioni erano rafforzate dalla citazione introduttiva della
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circolare n. 617 del 1931 a firma del generale Gazzera : «sono rapide
battute che danno l’immediato tono della nuova regola: «questa materia
... [ - che regola la diuturna estrinsecazione d’una parte delle attività di
comandi ed uffici - ] non ha semplice valore formale; essa conferisce snel-
lezza all’azione, riservatezza alle decisioni, sostanza allo spirito militare.
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È leva di comando potente» [corsivo nel testo].
«Un ordine rispecchia la decisione e la fede di chi lo dà. Può quindi
infondere fede o determinare sfiducia; v’è cioè già il seme della vittoria o
dell’insuccesso» [corsivo nel testo]. Si può notare la forte dose retorica nel
testo tipica delle comunicazioni di quel periodo rivolte al pubblico.
E subito dopo: «È da evitare assolutamente ogni corrispondenza tra
comandi ed uffici che possono rapidamente risolvere le pratiche con intese
verbali» [corsivo nel testo]. «Una semplice annotazione, con l’indicazione
della data che ricordi l’avvenuta intesa, è sufficiente» [corsivo nel testo].
«I comandi debbono in questa materia orientare l’azione dei propri dipen-
denti verso quella forma positiva e realistica che è caratteristica militare»
[corsivo nel testo]. E, poco più avanti, il preciso comando di Mussolini: «il
lavoro della giornata dev’essere metodicamente, ma regolarmente sbriga-
to nella giornata. Niente lavoro arretrato. Il lavoro ordinario deve svolger-
si in un automatismo quasi meccanico» [corsivo nel testo].
244 Il Maranesi è ricordato principalmente quale autore di un significativo testo modenese-ita-
liano: Ernesto Manaresi, Piccolo vocabolario del dialetto modenese colla voce corrispondente ita-
liana, Modena, Tipografia dell’Immacolata Concezione, 1869. In realtà, Tabellini lo cita, molto
probabilmente, per averne studiato i testi pubblicati per i bisogni della Scuola Militare di Mo-
dena (poi Accademia di Fanteria e Cavalleria) durante il suo percorso formativo iniziale in tale
istituto d’istruzione.
245 Si rinvia alla circolare n. 617 del 15 ottobre 1931 in GMU 1931 commentata, per la questio-
ne dello scarto, nel capitolo terzo.
246 L’autore riporta le esatte parole indicate in carattere grassetto che precedono la firma del Mi-
nistro alla circolare e introducono gli aspetti tecnici contenuti nella medesima.

