Page 53 - Una foresta di carte - Materiali per una guida agli archivi dell’Amministrazione Forestale
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ElEmEnti di storia dEll’amministrazionE forEstalE italiana (1822-1980)  53

              modalità di governo previste nelle ‘prescrizioni di massima e polizia foresta-
              le’, stabilite dal Comitato forestale. La composizione di tale organo fu mo-
              dificata così come predisposto dall’art.181 della legge, si tese a rafforzare il
              tecnicismo del Comitato, rompendo i troppi stretti vincoli con la Prefettura.
              La presidenza assegnata un tempo al prefetto, venne data a «una persona par-
              ticolarmente versata nei problemi che interessano la montagna», di nomina
              del Ministero per l’economia nazionale , mentre i membri erano rappresentati
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              da tecnici provinciali dei vari rami quali ispettore forestale, il direttore della
              cattedra ambulante di agricoltura, ingegnere del Genio civile.
                 Il mezzo amministrativo, si traduceva in un intervento in positivo parziale
              o totale dello Stato in opere di sistemazione dei bacini montani. L’intervento
              dello Stato poteva essere diretto (e in questo caso potevano collaborare più
              Amministrazioni) e indiretto, attraverso l’istituto della concessione dell’ese-
              cuzione dei lavori.
                 Il secondo scopo della legge di carattere più strettamente forestale, prese in
              considerazione i vari fattori dell’economia montana, nella convinzione che il
              miglioramento dell’intera economia nazionale fosse condizionato da un incre-
              mento dell’economia della montagna.
                 Tra questi fattori il bosco assunse il primo posto, sia attraverso un’azione
              di conservazione e miglioramento delle foreste esistenti (riordinamento della
              posizione giuridica delle varie forme di gestione in relazione ai vari tipi di
              proprietari; promozione di piani economici per i boschi e di regolamenti per
              i pascoli; costituzione di consorzi per la gestione boschiva, ecc.), sia attra-
              verso incoraggiamenti  per l’incremento  della  selvicoltura  (rimboschimenti,
              ricostruzione di boschi degradati, occupazioni temporanee previo indennizzo,
              esenzioni fiscali, ecc.) e per il miglioramento dei pascoli. Tale articolata po-
              litica forestale non fu portata avanti con metodi coercitivi, come si era veri-
              ficato in passato, ma con indicazioni, aiuti, incoraggiamenti e con l’opera di
              persuasione .
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                 La legge forestale del 1923 tentò perciò di andare oltre la funzione mera-
              mente conservatrice del vincolo al fine di adeguare questo istituto alle carat-
              teristiche di un intervento che si voleva, più attento ai collegamenti tra siste-
              mazioni del suolo e regolazione delle acque ed esigenze e condizioni delle
              attività produttive.
                 Comunque sia, il vincolo per scopi idrogeologici segna il punto d’arrivo


              48  Con r.d. 5 luglio 1923, n. 1439, il Ministero dell’agricoltura industria e commercio fu sostituito
                 con il Ministero dell’economia nazionale.
              49  Vitantonio Pizzigallo, L’evoluzione della legislazione forestale italiana, in: «L’Italia forestale
                 nel centenario della fondazione della scuola di Vallombrosa», Firenze, Accademia italiana di
                 scienze forestali, 1970, pp. 311-340.
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