Page 130 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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              In Ur11guay  il  presidente  La  Calle è messo sono accusa  per aver fcstcgginro
           l'evento colombinnoUll.
              In Ct;lomhia cinquecentomila  indigeni hanno deciso di rcnc:re per un anno la
           bandiera  a  mctz'asta come  protesta contro l'idea stessa  delle  celebra1.ioni m >.
              In  Eq11ador sono stati quasi abbandonati  a  se stessi gli  spagnoli  fnrcnci a  re·
           staurare le  celebri chiese di  Quito <m.
              In PuÌI Sendero Luminoso fesreggia l'evento dando una caccia morcale ai pre·
           ti canolici,  "ultimi  rappresentanti dd colonialismo"' !l~l.
              ErMstO  Baltl11aiCI~l accenna alla  necessità di promuovere un  "ripensamemo
           critico degli eventi del  1492; approccio ispicaro al rigerro di ogni retorica celebra·
           civa ed una comprensibile volontà di riparazione ..... Si chiede se le "rivcndica.:io·
           ni attUali (dclle etnie indie) non siano rese più perentorie dai crimini da noi commessi
           nel passato; se, in forme diverse, non perduri nel mondo occidentale  la  pretesa di
           dominio che organizzò cinquecenco anni  fa  il  viaggio  delle caravelle  .. :·
              E ancora, "il 1492 è l'anno inaugurale del mondo moderno, l'anno in cui av-
           venne il  crimine  fondativo  della  nostra epoca" m >.
              "La  conquista è un genocidio. La sua storia è la srocia di un annientamento,
           di una sopraffationc senza ritOrno. E, come spesso accade in vicende così trauma-
           tiche e  irreversihili, esse  confermano aspetrl oscuri  e indecifrabili" tl6l.
              Ntrudn canea: "La spada, la  croce e la  fame andavano decimando la  famiglia
           selvaggia"  t l1l.
              Altr1,  alla  condanna  della scoperta e della  conquis~ accomunano anche la
           cacciata degJj  ebrei CIBI.
              Ma qualcuno parla anche a  favore:  Giovanni Artùri iporiuando la  realtà di
           una storia'""' arrad11ra (l'America del nord piena di tendopoli indiane) afferma che
           ci sono "imperdonabili imbecilli accusatori della inciviltà europea trasportata dal-
           le  tre caravelle di Colombo e  dagli  alrri  nel  Nuovo  Mondo" U9l.
              A suffragio della sua resi indica come ex voro i rempli messicani, a fronre della
           ignoranza della ruora e, per l'impero incaico. la identificazione di Dio nel principe
           e  la  conseguente paura dell'uno e dell'altro.
              Si chtede se è ancora Jeciro considerare "civiltà felice" quella "ingenuità" o
           quella infantile "innocenza" che permise a COrrés e a Pizarro la conquista di inceri
           Paesi.
              "Crudeltà, massacri, orrori, Monrezuma e Arahualpa, non cancellano né cri-
           minalizzano il  miracolo dei  fatti e  la midolla  di essi, cioè la  scoria  che srrnvolge
           e trasforma producendo foglie, fiori e fnmo con l'uguale processo dell'humus, del
           seme e  dell'acqua ...
              "Fare il  processo al passato", afferma Nicola Matwmi, "solo per sollevare in-
           dignazione, è  una sterile impresa non solo sul  piano storiografico, ma sul  piano
           della pratic.a, cioè di quelle azioni delle quali noi sjamo responsabili ... Anche in
           Italia  abbiamo avuco  le  invasioni barbariche c  non sappiamo di chi  siamo  figli.
           La  popolazione iraliana passò da 8 a 4 milioni. Dove è passara la storia ha lasciato
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