Page 148 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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             punto sorse il  dilemma su come armare tali intercettori, poiché un secondo pilo-
             ta  avente  il  compito  di  azionare  la  mitragliatrice  brandeggiabile  conduceva  ad
             un  eccessivo  appesantimento  dell'aereo  da  caccia,  facendogli  perdere  la  sua
             principale  qualità,  cioè  l'agilità.  Ci  fu  quindi  una  corsa  tecnologica  mirante  ad
             affidare  al  singolo pilota  l'incarico di  abbattere gli  intrusi,  azionando egli stesso
             l'arma di bordo.
                  A tale riguardo una prima soluzione artigianale fu  provata dal pioniere fran-
             cese  Roland  Garros,  con  l'applicazione  sulla  faccia  interna  delle  pale  della  sua
             elica di cunei d'acciaio,  aventi lo scopo di deflettere quella percentuale dei colpi
             della propria mitragliatrice, installata sul muso del velivolo, che avrebbero colpito
             l'elica  stessa.  Da  parte  loro  i  tedeschi,  che  ispezionarono  tale  marchingegno
             dopo la  cattura di  Garros e  del suo aereo nell'aprile  1915,  idearono qualcosa di
             più  scientifico,  cioè  un sincronizzatore  di  fuoco  basato  su  un  albero  a  camme
             collegato  con  i  giri  del  motore.  Nello  stesso  anno  quindi  debuttò  il  Fokker
             Eindecker,  cioè  un  monoplano  che  per  primo  aveva  sul  cofano  motore  una
             mitragliatrice sparante attraverso il  disco dell'elica, con una certa sicurezza OZ).
                  Naturalmente,  di  lì a  poco,  anche gli  alleati  dell'Intesa - che erano inizial-
             mente ricorsi ad aerei con elica posteriore "spingente" (come gli FB., gli FE.  e il
             D.H.2)  per lasciare  campo libero  ad  una  mitragliatrice  anteriore - realizzarono
             velivoli da caccia con interruttore di fuoco collegato ai giri dell'elica.  Cosicché, a
             partire  dal  1916,  la  supremazia  nei  cieli  ritornò  agli  anglo-francesi,  a  parte  la
             maggiore  abilità  complessiva  dei  piloti  tedeschi,  tra  cui  emerse  Manfred  von
             Richthofen, il  leggendario "Barone Rosso" C13).
                  A parte gli aerei da caccia,  generalmente chiamati scouts,  non è sufficiente-
             mente  noto  il  contemporaneo  contributo  dei  bombardieri  e  soprattutto  il  fatto
             che  le  prime  incursioni  aeree  "strategiche"  della  storia,  già  all'epoca  ritenute
             "terroristiche", avvennero proprio durante la prima guerra mondiale su agglome-
             rati  urbani di  ambo le parti.  Di  esse  le  più significative furono  quelle tedesche,
             eseguite  sulle  città  britanniche  non  soltanto  dai  famosi  dirigibili  Zeppelin,  ma
             anche  da  veri  e  propri  bombardieri  a  lungo  raggio,  come  gli  Staaken.
             Particolarmente  bersagliata  da  tali  aerei  fu  all'epoca  la  città  di  Londra,  dove
             ancora oggi si  possono osservare i segni del bombardamento notturno tra  il  4 e
             il  5  settembre  1917  lasciati  sul  monumento  chiamato  Cleopatra  Needle,  che  si
             erge  sulla  spalletta  del  Tamigi  di  fronte  alla  stazione  della  metropolitana  di
             Charing Cross e a poche decine di metri dal "Big Ben" 0 4 ).
                  Non c'è quindi da meravigliarsi se nel primo dopoguerra il  bombardamento
             strategico e  terroristico abbia  avuto  i suoi estimatori,  tra  cui vengono solitamente
             ricordati  l'italiano  Giulio  Douhet,  l'americano  Billy  Mitchell  e  l'inglese  Arthur
             Harris.  I risultati  di  tale  filosofia  della  distruzione  indiscriminata dall'alto si  videro
             nel corso della guerra di Spagna con il  bombardamento su Guernica (che comun-
             que,  come  abbiamo  visto,  non  fu  la  prima  incursione  "terroristica"  della  storia,
             nonostante  il  noto  quadro  di  Pablo  Picasso)  e  ancor  di  più  durante  il secondo
             conflitto mondiale sui cieli soprattutto di Inghilterra, Getmania e Giappone 05).
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