Page 150 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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Comunque sia, i sommergibili non comparvero nelle varie guerre scoppiate
a cavallo dei due secoli, come quelle cino-giapponese del 1894-1895, ispano-
americana del 1898 e russo-giapponese del 1904-1905, venendo unanimemente
ritenuti idonei alla sola difesa costiera. Nella prima guerra mondiale invece più
per caso che per convinzione, avvenne l'esplosione operativa dei mezzi subac-
quei, con primi risultati eclatanti fin dal 1914, che lasciarono allora increduli sia
gli attaccanti sia le vittime, anche se oggi c'è chi, con scarso senso storico, si
sorprende della sorpresa di allora.
Tutti conosciamo le imprese soprattutto degli U-boote tedeschi nei due con-
flitti mondiali per doverci soffermare sulla consolidata fama del sommergibile
come principale insidia alle linee di traffico nemiche. Tuttavia sappiamo anche
che un'arma, per quanto efficace, non può decidere da sola il corso delle guerre
e questa verità, mai rinnegata dalla storia, è stata confermata nei riguardi dei
sommergibili, così come delle forze aeree o terrestri prese isolatamente anzichè
come componenti di uno sforzo bellico globale.
Insidiosi al pari dei sommergibili sono i mezzi d'assalto, che hanno reso
famosa la Marina italiana nel primo e secondo conflitto mondiale, ma che emer-
sero anch'essi nella guerra civile americana. In quell'occasione il successo più
eclatante fu nordista, essendo stato rappresentato dall'affondamento della coraz-
zata confederata Albemarle nella notte del 27 ottobre 1864 ad opera di una lan-
cia a vapore munita di torpedine ad asta e pilotata dal tenente di vascello
William Cushing czo).
Nel XX secolo non sfuggì agli strateghi navali neppure l'importanza
dell'aereo per la lotta sul mare, ciò che portò inizialmente alla costruzione di
unità trasporto-idrovolanti. Ad esse seguì durante la Grande Guerra la prima
vera portaerei della storia, l'inglese Furious, ricavata dalla conversione di un
incrociatore da battaglia poco riuscito e messasi in evidenza nel 1918 attaccando
le basi dei dirigibili tedeschi nello Schleswig-Holstein.
Nata quindi nel corso del primo conflitto mondiale, la portaerei però
divenne la regina dei mari soltanto durante la guerra del Pacifico tra il dicembre
1941 e l'agosto 1945, svoltasi cioè in un teatro operativo in cui era indispensabi-
le possedere aeroporti mobili che supplissero alla penuria di piste di volo terre-
stri nell'immensità dell'oceano C21).
Controversa è invece la portata della decisione della Regia Marina italiana
di non dotarsi di portaerei, salvo un tardivo e infruttuoso ripensamento nel
1941. Infatti pochi storici hanno fatto notare che anche la "Mediterranean Fleet"
britannica di base ad Alessandria d'Egitto rimase permanentemente priva di tale
tipo di unità a partire dal maggio 1941, allorquando la Formidable, danneggiata
da velivoli tedeschi sotto Creta, dovette andare ai lavori e non fu più rimpiazza-
ta. Da allora rare portaerei inglesi entrarono nel Mediterraneo, attraverso
Gibilterra, soltanto sporadicamente e per azioni specifiche limitate al bacino
occidentale, per ritornare ai loro compiti atlantici dopo pochi giorni. Inoltre ci
sembra utile ricordare che sia gli inglesi che i tedeschi non omisero di condurre

