Page 155 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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DALLA "NAZIONE ARMATA"
ALL'ESERCITO PER IL NUOVO SECOLO
GIUSEPPE CONTI
L'esercito è la "nazione armata perfezionata", la "nazione armata vera e ordi-
nata": con queste espressioni veniva abitualmente definito dai suoi sostenitori
l'esercito italiano già all'indomani della sua costituzione e - sempre di più - a
partire dagli anni '70, in seguito alle riforme Ricotti e all'ampliamento degli orga-
nici prodotto all'inizio degli anni '80 al passaggio da 10 a 12 corpi d'armata.
In quegli anni l'affermazione progressiva e inarrestabile verificatasi anche in
Italia del modello prussiano basato sul servizio obbligatorio generale, sulla scia
di quanto stava accadendo in Europa, permetteva la definitiva "espropriazione"-
come è stata definita da Piero del Negro - della formula democratica a favore
appunto dell'esercito permanente. Di fatto questi eserciti- formati da un enorme
corpo e guidati dallo stato maggiore- il cervello dell'esercito- secondo una clas-
sica definizione di Wilkinson, - furono capaci di mobilitare milioni di cittadini-
soldati, trasformando le società europee in "popoli in armi": con questi strumenti
appunto si combatté la prima guerra mondiale e - pur con le modifiche prodotte
dall'evoluzione della guerra totale -anche la seconda.
Non è questa la sede per soffermarci sulla confusione che sorse da questa
operazione culturale; quello che ci interessa sottolineare invece che alla base di
questa "appropriazione" c'era la convinzione sincera che i moderni eserciti per-
manenti potessero a ben diritto chiamarsi "nazioni armate" avendo realizzato
quelle che per decenni erano state le aspirazioni, considerate fumose e velleita-
rie, delle correnti democratiche risorgimentali, essendo basati sul principio "som-
mamente democratico", come veniva comunemente definito, dell'obbligo genera-
le del servizio militare per tutti i giovani in età di leva in grado di impugnare
un'arma per difendere il "sacro suolo" della patria.
Queste novità, in apparenza di natura meramente tecnica, erano in realtà
destinate a produrre profondi mutamenti nel tessuto sociale delle nazioni europee:
nel momento in cui, secondo le formule del tempo, "l'intera nazione" si trovava a
passare nelle fùe dell'Esercito, questo aveva di fatto la possibilità·· di proporsi come
vera e propria "scuola della nazione", sul piano dell'istruzione e più ancora
dell'educazione nazionale, per le decine di migliaia di giovani che ogni anno il get-
tito della leva gli affidava per un periodo oscillante fra i due e i tre anni.
In Italia, in particolare, l'esercito vide in tal modo aprirsi la prospettiva con-
creta di realizzare compiutamente quell'unità culturale del paese che nelle guerre
risorgimentali si era- per così dire -limitata all'aspetto territoriale e politico.

