Page 159 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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DAllA "NAZIONE ARMATA" ALL'ESERCITO PER IL NUOVO SECOLO 149
Andavano in questa direzione numerosi provvedimenti presi dal fascismo
sin dall'inizio della sua attività di governo. Tra questi, i più significativi sono
senz'altro le tre leggi del dicembre 1934 dedicate alla istituzione della pre-milita-
re, della post-militare e dell'introduzione della cultura militare nelle scuole e
nelle università del regno.
Insomma, a dispetto delle apparenze formali ed esteriori di rispetto ed esal-
tazione, il fascismo- di fatto- esautorò le Forze Armate, e segnatamente l'eserci-
to, di una delle prerogative fondamentali che in età liberale ne avevano fatto le
depositarie dei valori nazionali.
Le prime a beneficiare di questa riforma - secondo la propaganda ufficiale
del regime - sarebbero state le Forze Armate, che avrebbero potuto dedicarsi
interamente ai compiti istituzionali di addestramento del soldato. ·
Non siamo in grado di dire, per carenze di studi specifici, se l'esercito la
pensasse allo stesso modo: è probabile però che almeno una parte di esso non
abbia gradito questa "espropriazione" (o "riappropriazione" - sembra quasi una
nemesi storica!) da parte di un regime che si proclamava rivoluzionario.
Certo è che dal mondo militare si guardò sempre con molta cautela
all'opera della imponente macchina messa in piedi dal regime per dare ai giovani
italiani un'educazione militare e virile: non fosse altro per l'enorme dispendio di
fondi che essa rappresentava. Significativamente il generale Armellini alla vigilia
della II guerra mondiale, riferendosi alla ventilata ipotesi di formare corpi d'arma-
ta con elementi della GIL, commentava sarcastico che si voleva dare vita al terzo
esercito quando non si era in grado di manteneme nemmeno uno! È pur vero
che i malumori, che pure ci furono, non assunsero quasi mai da parte dei militari
forme esteriori per una serie di motivi ben noti: certamente determinante fu
l'impossibilità di manifestare in quelle condizioni politiche il proprio dissenso,
ma è innegabile, soprattutto da parte dei vertici, una certa dose di opportunismo
nella mancata denuncia, per lo meno sul piano tecnico, di situazioni ritenute
inaccettabili o inadeguate o scarsamente funzionali per l'efficienza delle Forze
Armate e, di conseguenza, per la sicurezza della Nazione. Per comprendere fino
in fondo l'atteggiamento dei militari nei loro rapporti con il fascismo occorre
però tenere sempre presente un terzo soggetto, il re, e il rapporto del tutto spe-
ciale che ad esso li legò, almeno fino all'8 settembre, e in forza del quale le
Forze Armate, fedeli al giuramento prestato, non avrebbero preso alcuna iniziati-
va di carattere politico che non fosse stata avallata dal sovrano.
Tale fu certamente, l'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale: anche
per la "nazione militare" o "guerriera" era giunto il momento del "supremo cimen-
to" e i risultati non furono altrettanto buoni che nella prima guerra mondiale.
Non è possibile in questa sede fare più di un cenno alle diverse cause che
portarono prima alla sconfitta poi alla catastrofe dell'8 settembre.
Certamente le Forze armate furono impiegate in maniera non sempre razio-
nale nel corso del conflitto e, ancor prima, nei vent'anni del regime fascista.
Dapprima nella realizzazione di progetti velleitari e insostenibili per una media

