Page 160 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
P. 160

150                                                            GIUSEPPE  CONTI

            potenza come l'Italia,  sia  che si  trattasse  della  costmzione dell'impero  in Africa,
            sia  della  crociata  antibolscevica  in  Spagna,  impresa  dispendiosa  e  priva  di  vere
            contropartite alla vigilia del secondo conflitto mondiale.  Nel corso di questo,  poi,
            senza  una  pianificazione  vera  e  propria  degli  obiettivi  e,  soprattutto,  senza  una
            reale  preoccupazione  di  una  concordanza  fra  gli  obiettivi  stessi  e  i  mezzi  per
            conseguirli:  per  oltre  tre  anni  infatti  gli  sforzi  apparvero  piuttosto  finalizzati  a
            emulare e contrastare l'alleato tedesco che a realizzare coerentemente un preciso
            disegno strategico.
                 A  contribuire  alla  sconfitta  contribuì  anche,  e  in  misura  non  trascurabile,
            l'incapacità  dimostrata  dal  regime  di  procedere  a  una  mobilitazione  in  qualche
            misura  paragonabile a  quella realizzata  nella  prima guerra mondiale,  soprattutto
            in relazione al  diverso  molo giocato  nelle due guerre dalla  borghesia nazionale;
            un'incapacità  che  va  intesa  anche  in  senso  politico  e  che  può  essere  spiegata
            forse con la natura della guerra che gli italiani furono chiamati a combattere: una
            guerra non più nazionale,  come lo  era stata  la  prima,  durante la  quale - soprat-
            tutto  dopo  Caporetto  - era  stata  raggiunta,  pur tra  mille  compromessi,  una
            sostanziale  unità  nazionale  che  permise  di  superare  il  delicatissimo  momento e
            vincere la  guerra.  Ora invece si trattava di una guerra di  parte,  una guerra "fasci-
            sta"  che,  oltretutto,  autorizzava  molti  a  chiamarsi  fuori,  per  così  dire,  a  crearsi
            alibi,  soprattutto man mano che gli eventi andavano prendendo una piega nega-
            tiva.  L'8  settembre costituì l'epilogo per certi versi inevitabile dell'intera vicenda e
            la  catastrofe  coinvolse  soprattutto  le  Forze  armate,  per la  funzione  di  simbolo
            dell'unità nazionale che esse ancora conservavano.
                 Negli anni immediatamente successivi a  quegli eventi fu  ampiamente dibat-
            tuta la questione se l'esercito sia stato piuttosto vittima che colpevole dell'armisti-
            zio;  non è  certo nostra  intenzione risuscitare i termini di quel dibattito:  ci sembra
            soltanto  di  poter dire  che  nella  circostanza  le  Forze  armate  pagarono  per tutti,
            finendo per accollarsi anche colpe non loro.
                 Altrettanto  certo  è  che  quegli  eventi  ebbero  una  ricaduta  estremamente
            negativa sul mondo militare,  segnandone in maniera  decisiva  quella che oggi si
            usa definire l'immagine.
                 Dopo vent'anni di  un regime che aveva messo tutti in divisa usando per i pro-
            pri ftni  politici i valori,  le forme  (gli orpelli!) del mondo militare,  gli italiani mostrava-
            no fastidio e senso di ripulsa per tutto ciò che con questo mondo aveva a che fare.
                 Negli  anni  successivi  al  secondo  conflitto  mondiale  non  contribuì  certo  a
            migliorare la  situazione il  prevalere,  sul  piano culturale,  di ideologie antimilitari-
            ste  o  pacifiste  che spesso hanno favorito  il  rifiuto  preconcetto (quasi una vera e
            propria  rimozione)  delle  tematiche  legate  al  mondo  militare,  forse  nell'illusione
            che assumendo posizioni imbelli, si possa esorcizzare il  problema-guerra, esecra-
            bile quanto si vuole, ma a tutt'oggi ineliminabile.
                 Questi stati  d'animo  hanno assunto di tanto  in  tanto  punte particolarmente
            vimlente  - come  avvenne  a  cavallo  degli  anni  '60-70  - ma  si  può  dire  che  in
            generale si annidino sempre allo stato latente nel tessuto culturale del paese.
   155   156   157   158   159   160   161   162   163   164   165