Page 156 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                  Il nuovo esercito  italiano  che  già  all'inizio  degli  anni  '70  Carlo  Còrsi aveva
             definito "fattore primissimo di nazionale unità", ora si candidava infatti autorevol-
             mente  a  divenire  la  "scuola  comune  dei  nostri  popoli",  "scuola  non  meno  di
             civiltà  che  di  guerra",  come  avrebbe  scritto  alla  fine  del  secolo  lo  stesso  Còrsi,
             ricordando  gli  esordi  di  quella  rivoluzione  culturale,  e  attribuendo  il  merito  di
             quella  prima  intuizione  a  Niccola  Marselli.  Ora,  finalmente,  dopo  avere  "fatto
             l'Italia"  contribuendo in maniera determinante alla costruzione dello stato,  l'eser-
             cito poteva partecipare alla  costruzione della  nazione,  dedicandosi a  fare  italiani
             dotati di "alti e forti caratteri", secondo l'auspicio di Massimo D'Azeglio.
                  Occorre  appena  ricordare  che  questa  alta  missione  pedagogica  non  era
             un'esclusiva del mondo militare italiano che la riprendeva dall'originario modello
             tedesco e  la condivideva con il  confratello francese,  tanto per ricordare soltanto
             le due esperienze più simili alla nostra.
                  È anche vero che da noi assumeva un significato particolare agli  occhi dei
             militari-educatori, preoccupati fin  quasi all'ossessione,  che la recente unità nazio-
             nale  fosse  una  realtà  non  ancora  sufficientemente  consolidata.  Circondato
             com'era da nemici dichiarati e  da amici infidi all'esterno,  il giovane stato unitario
             appariva ai  loro occhi non meno fragile  all'interno  per l'azione disgregatrice  dei
             nemici  dello stato unitario:  dapprima i democratici  e  il  clero,  poi i socialisti,  ma
             anche per la mancanza di una coscienza nazionale capace di cementare le etero-
             genee popolazioni italiane.
                  Da  qui  scaturiva  l'opposizione  aperta  a  ogni  forma  di  particolarismo  e  di
             "regionalismo";  i quali,  non a  caso,  furono  duramente  combattuti.  Tra  le  conse-
             guenze di queste paure, va considerata certamente la mancata adozione del siste-
             ma  territoriale  di  reclutamento,  spinta - secondo  alcuni  storici - anche  al  di  là
             dei limiti estremi suggeriti dalla necessità.
                  Di  fatto,  a  partire  dagli  anni  '70  fino  alla  prima  guerra  mondiale,  pur tra
             incertezze e  difficoltà di vario tipo - si protrassero i tentativi e gli sforzi dei mili-
             tari  di  sostituirsi o  affiancarsi  alla famiglia  e  alla  scuola,  le istituzioni tradizional-
             mente depositarie della funzione educativa, ritenute,  a torto o a ragione, incapaci
             di assolvere i propri compiti. Si pensò insomma di poter offrire alle giovani gene-
             razioni una educazione nazionale militare,  mirante a creare al tempo stesso il cit-
             tadino e  il  soldato.  Fra gli  innumerevoli sforzi compiuti sia  nel campo dell'istru-
             zione elementare che in quello dell'educazione, mi limiterò a ricordare l'opera di
             alfabetizzazione svolta dalle scuole reggimentali, un capitolo sempre citato e mai
             studiato a fondo,  come meriterebbe;  ricorderò l'opera di Marselli,  per dare vita a
             un "Libro di educazione pel soldato italiano", come suonava il titolo del concorso
             bandito dal  Ministero  della  Guerra  nel  1885  e  l'analoga  iniziativa  del  "Giornale
             per il soldato", dal titolo "La Caserma", che fu pubblicato fra il 1886 e il  1893.
                  Si trattò di tentativi forse  presuntuosi, velleitari,  talvolta incauti, come quello
             compiuto a cavallo degli anni '80 e  '90,  quando si invase pesantemente il  campo
             del Ministero della Pubblica istruzione con l'esperimento della militarizzazione di
             alcuni convitti nazionali con il quale l'esercito volle assumere in prima persona il
             compito educativo - esautorando il personale insegnante civile.
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