Page 158 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                 Su  questa base il fascismo  ricevette una sorta di apertura di credito da parte
            di vasti  settori  del  mondo militare  che  manifestarono,  più  o  meno apertamente,
            le loro simpatie  alle  camicie nere che  si  rivolgevano a  loro chiamandoli ostenta-
            tamente "fratelli in grigioverde".
                 Simpatie destinate,  almeno in parte, a raffreddarsi di lì a poco in seguito alla
            nascita  della  Milizia  Volontaria  per la  Sicurezza  Nazionale  (MVSN)  - l'esercito di
            partito - con la  quale i rapporti  iniziali  furono,  come è  noto,  tutt'altro  che facili
            per le  aspirazioni  manifestate dalla  nuova  organizzazione militare di  diventare  il
            cosiddetto "secondo esercito", agile,  moderno,  politicizzato, in alternativa a quel-
            lo esistente, che molti - politici e  militari che fossero - appariva pletorico,  supe-
            rato nella dottrina; anche perché guidato da una casta militare sclerotizzata.
                 Col  passare del tempo i contrasti e  i sospetti si  attenuarono man mano che
            la  nuova  organizzazione militare  si  caratterizzava sempre più in  senso politico -
            come  guardia  armata  della  rivoluzione  - e  rinunciava  alle  velleità  iniziali  che,
            peraltro, non sparirono mai del tutto.
                 Né avrebbe potuto essere altrimenti poiché l'esistenza stessa della MVSN,  pre-
            supponeva la  possibilità  di  un suo  impiego  contro le  Forze Armate  in caso  di un
            contrasto fra  fascismo  e  monarchia:  (il  fatto  che il  25  luglio  la  Milizia  sia  rimasta
            inerte,  è  un  altro  discorso  che  nulla  toglie  a  quanto  detto  finora).  Un'ipotesi,
            quest'ultima che avrebbe inevitabilmente avuto come pomo della discordia proprio
            le Forze Armate,  la  cui fascistizzazione  era stata sempre evitata da Mussolini,  con-
            sapevole che ciò avrebbe significato  uno scontro aperto con il re,  ma pur sempre
            un'eventualità da riconsiderare una volta che si fosse  giunti a  quella resa dei conti
            con casa Savoia che lo stesso Mussolini riteneva inevitabile, prima o poi.
                 Ma  non basta:  ben presto  i militari  si  resero conto che  il fascismo  avrebbè
            esteso  ad altri  campi la  sua  invadenza  nello  sforzo  di  realizzare  il  suo progetto
            totalitario  insito  nella sua stessa natura.  Sin  dalla sua nascita  infatti  e  per tutta la
            durata della  sua vicenda  politica,  con crescente  impegno man mano che  proce-
            deva la  costruzione  del regime,  il  fascismo  pose al  centro dei suoi programmi il
            tema  dell'educazione  della  gioventù,  ritenuto  fondamentale  ai  fini  del  consegui-
            mento dell'obiettivo di fondo  della  creazione  dell"'italiano nuovo",  manifestando
            apertamente  la  propria volontà  di  non  accettare  concorrenza  né  conferire  dele-
            ghe su un terreno che considerava di propria competenza esclusiva.
                 I militari si trovarono a fare  i conti dall'inizio con questa situazione inaspet-
            tata  e  del tutto  nuova rispetto  alla  esperienza  da loro vissuta nello stato liberale,
            nel quale invece essi avevano avuto un ruolo di primo piano nell'opera di nazio-
            nalizzazione degli italiani.
                 Ora  il  fascismo  attraverso  le  sue  organizzazioni  politico-militari,  l'Opera
            Nazionale Balilla (l'ONB),  la  Gioventù Italiana del Littorio (GIL),  la  stessa MVSN,
            assumeva  su  di sé il  compito  rivoluzionario  nel  quale  era  fallito  il risorgimento,
            di  fare  l'"italiano  nuovo",  il  "cittadino-soldato"  dell'Italia  fascista  che,  messo  da
            parte  l'ambiguo  e  pericoloso  sistema  democratico  ottocentesco  della  "nazione
            armata",  doveva  diventare  senz'altro,  secondo  le  formule  mussoliniane  una
            "nazione militare, anzi militarista, anzi guerriera ... ".
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