Page 158 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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148 GIUSEPPE CONTI
Su questa base il fascismo ricevette una sorta di apertura di credito da parte
di vasti settori del mondo militare che manifestarono, più o meno apertamente,
le loro simpatie alle camicie nere che si rivolgevano a loro chiamandoli ostenta-
tamente "fratelli in grigioverde".
Simpatie destinate, almeno in parte, a raffreddarsi di lì a poco in seguito alla
nascita della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) - l'esercito di
partito - con la quale i rapporti iniziali furono, come è noto, tutt'altro che facili
per le aspirazioni manifestate dalla nuova organizzazione militare di diventare il
cosiddetto "secondo esercito", agile, moderno, politicizzato, in alternativa a quel-
lo esistente, che molti - politici e militari che fossero - appariva pletorico, supe-
rato nella dottrina; anche perché guidato da una casta militare sclerotizzata.
Col passare del tempo i contrasti e i sospetti si attenuarono man mano che
la nuova organizzazione militare si caratterizzava sempre più in senso politico -
come guardia armata della rivoluzione - e rinunciava alle velleità iniziali che,
peraltro, non sparirono mai del tutto.
Né avrebbe potuto essere altrimenti poiché l'esistenza stessa della MVSN, pre-
supponeva la possibilità di un suo impiego contro le Forze Armate in caso di un
contrasto fra fascismo e monarchia: (il fatto che il 25 luglio la Milizia sia rimasta
inerte, è un altro discorso che nulla toglie a quanto detto finora). Un'ipotesi,
quest'ultima che avrebbe inevitabilmente avuto come pomo della discordia proprio
le Forze Armate, la cui fascistizzazione era stata sempre evitata da Mussolini, con-
sapevole che ciò avrebbe significato uno scontro aperto con il re, ma pur sempre
un'eventualità da riconsiderare una volta che si fosse giunti a quella resa dei conti
con casa Savoia che lo stesso Mussolini riteneva inevitabile, prima o poi.
Ma non basta: ben presto i militari si resero conto che il fascismo avrebbè
esteso ad altri campi la sua invadenza nello sforzo di realizzare il suo progetto
totalitario insito nella sua stessa natura. Sin dalla sua nascita infatti e per tutta la
durata della sua vicenda politica, con crescente impegno man mano che proce-
deva la costruzione del regime, il fascismo pose al centro dei suoi programmi il
tema dell'educazione della gioventù, ritenuto fondamentale ai fini del consegui-
mento dell'obiettivo di fondo della creazione dell"'italiano nuovo", manifestando
apertamente la propria volontà di non accettare concorrenza né conferire dele-
ghe su un terreno che considerava di propria competenza esclusiva.
I militari si trovarono a fare i conti dall'inizio con questa situazione inaspet-
tata e del tutto nuova rispetto alla esperienza da loro vissuta nello stato liberale,
nel quale invece essi avevano avuto un ruolo di primo piano nell'opera di nazio-
nalizzazione degli italiani.
Ora il fascismo attraverso le sue organizzazioni politico-militari, l'Opera
Nazionale Balilla (l'ONB), la Gioventù Italiana del Littorio (GIL), la stessa MVSN,
assumeva su di sé il compito rivoluzionario nel quale era fallito il risorgimento,
di fare l'"italiano nuovo", il "cittadino-soldato" dell'Italia fascista che, messo da
parte l'ambiguo e pericoloso sistema democratico ottocentesco della "nazione
armata", doveva diventare senz'altro, secondo le formule mussoliniane una
"nazione militare, anzi militarista, anzi guerriera ... ".

