Page 157 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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DALLA  "NAZIONE  ARMATA" ALL'ESERCITO  PER  IL  NUOVO  SECOLO          147


             Questa  iniziativa  che certamente danneggiò gravemente  il  progetto di  edu-
         cazione  nazionale  militare,  non ci  deve  meravigliare  più  di  tanto  se è  vero  che
         proprio in quegli anni era ormai frequente leggere - e  non soltanto sulla stampa
         militare  - l'affermazione  che  il  ministro  della  guerra  doveva  diventare  anche  il
         ministro della pubblica istruzione.
             Va  detto  peraltro  che  l'esercito  seppe emendarsi  rapidamente  dall'errore,  e
         riproporsi di fronte all'ondata antimilitarista che si scatenò a cavallo fra  i due seco-
         li  in una veste nuova:  rinunciando ad essere il  "crogiolo forzato"  per la  formazio-
         ne degli italiani,  e  a  sostituirsi alla scuola e  alla famiglia  nelle vesti  di  pedagogo,
         ora l'ufficiale si limitava - per così dire - a mettere a disposizione della comunità
         nazionale  i  propri  ideali,  proponendosi  come  il  "sacerdote  della  religione  della
         Patria"  e  "l'apostolo  del  dovere";  depositario,  accanto  a  quella  istituzionale  di
         difensore della  Patria,  di una non meno fondamentale  "funzione civile"  da esple-
         tare nei confronti della società. Si affermava così anche in Italia, come stava avve-
         nendo nel resto dell'Europa occidentale, un nuovo modello di ufficiale le cui radi-
         ci autoctone erano orgogliosamente rivendicate  dai suoi sostenitori che le faceva-
         no risalire alla lezione di Marselli,  non a caso riportata in auge in quegli anni.
             Quali effetti abbia avuto questo grande sforzo è  difficile  dire  con esattezza,
         trattandosi di materia che difficilmente si presta a quantificazioni.
             Pur senza sopravvalutare  l'ampiezza  e  la  profondità  della  penetrazione  dei
         valori nazionali all'interno di settori fino allora ad essi estranei e/o refrattari,  sep-
         pure per motivi diversi,  è  da ritenersi che abbiano costituito un collante efficace
         in occasione della più importante prova bellica fino  allora affrontata dal giovane
         organismo  militare  italiano  che  nel  corso  della  prima  guerra  mondiale  seppe
         tenere  insieme e  far  combattere oltre quattro anni,  milioni  di  combattenti e  rag-
         giungere  quello  che viene  comunemente  considerato  oggi  il  punto  più  alto  nel
         processo di aggregazione nazionale degli italiani.
             In questa occasione dunque l'esercito-nazione armata,  costruito in poco più
         di  mezzo  secolo  di vita  dello  stato  unitario,  rispose  perfettamente  alle  esigenze
         del  governo  italiano:  come  ha  osservato  Giorgio  Rochat,  esso  si  dimostrò  nella
         circostanza  uno  strumento  sostanzialmente  adeguato  alla  politica  estera  del
         nostro paese. Ciò va indubbiamente ascritto a merito della classe dirigente libera-
         le, imbevuta in larga parte degli ideali risorgimentali di libertà.
             All'indomani della  prima guerra mondiale, tali meriti furono negati dai parti-
         ti  ostili  allo  Stato  liberale:  sia  da  quelli  di  sinistra  che  alla  classe  dirigente  del
         tempo  addebitavano  le  responsabilità  della  partecipazione  al  primo  conflitto
         mondiale, finendo per coinvolgere nella condanna morale e  politica della guerra
         anche  quanti  l'avevano  combattuta  limitandosi  a  fare  il proprio  dovere,  sia  dal
         fascismo e  dal suo capo Mussolini il quale, però,  ebbe l'abilità di sfruttare a pro-
         prio  vantaggio  il desiderio  degli  ex  combattenti,  di  vedere  valorizzati  i  sacrifici
         affrontati  nel  corso  del  conflitto,  presentandosi  come  l'interprete  della  volontà
         generale della Nazione,  intenzionato a  restaurare la  sacralità della patria contro i
         "nemici interni" e a completare l'opera di costruzione dello stato nazionale avvia-
         ta  dal Risorgimento attraverso la  piena valorizzazione della guerra autentica data
         fondante della "nuova Italia" sorta dalle trincee.
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