Page 165 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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POUTICA ESTERA  E POLITICA MILITARE                                    155

        Stato e  il soldato non sono riuniti nella  stessa  persona,  non resta  che un mezzo:
        fare  del  generale  in  capo  un  membro  del  governo,  affinché,  nei  momenti  più
        importanti,  egli possa partecipare alle  discussioni e  alle decisioni"  (9).  La  formula
        di  Aron  è  molto  semplice:  "Il  potere  civile  è  responsabile  della  condotta della
        guerra,  il  potere  militare  è  responsabile  della  condotta  delle  operazioni"  CIO).
        Nella  prima  guerra  mondiale  la  lezione  di  Clausewitz  fu  dimenticata  dall'alto
        comando tedesco, che esautorò di fatto  il  potere politico,  con esiti disastrosi.  Ma
        conflitti tra generali e politici vi furono allora in tutti i paesi belligeranti e tornò in
        circolazione  la  frase  attribuita  a  Talleyrand:  "La  guerra  è  una  cosa  troppo  seria
        per !asciarla ai militari".  Comunque nella storia disastri sono stati provocati anche
        da politici che hanno voluto dettare ai  militari  una precisa condotta delle opera-
        zioni:  pensiamo alla battaglia di Adua,  ingaggiata  per le  insistenze di Crispi,  o  ai
        rifiuti di Hitler di autorizzare qualunque ripiegamento.
            Ancora  peggiori sono forse  gli  esiti  di  una  divaricazione  tra  strategia  politi-
        co-diplomatica e  strategia militare,  in  pace o  in guerra.  La  Francia degli  anni '20
        del  secolo  XX  costruì  il suo  sistema  di  alleanze  con  le  piccole  potenze
        dell'Europa orientale,  ma negli  anni  '30  la  sua strategia  militare  era strettamente
        difensiva,  imperniata  sulla  linea  Maginot,  e  toglieva  quindi  ogni  credibilità  agli
        impegni assunti  con Polonia  e  Piccola  Intesa.  Non a  caso  Duroselle  ha  indicato
        negli  anni  '30  un  periodo  di  decadenza  della  politica  estera  francese  Cll),  che
        dimenticò la lezione di Guicciardini:  "È  ufficio di chi governa ...  fuggire  le guerre
        quanto  si  può,  ma  appartiene  anche  alla  sapienza  loro  anticipare  una  guerra
        molesta  e  pericolosa  per  fuggirne  una  più  molesta  e  più  pericolosa"  C12).
        Mussolini si  impegnò in  una  politica  espansionista  ed in  una alleanza  offensiva,
        ma  i bilanci della difesa,  in  contrasto con la  retorica  degli  "otto milioni  di  baio-
        nette", erano assolutamente inadeguati. Conscio della impreparazione militare ita-
        liana  ("l'Italia  non può fare  guerra  lunga",  scrisse  il  31  marzo  1940)  (13),  decise
        ugualmente  l'intervento,  considerandolo,  con  un  calcolo  errato,  "più  un  evento
        politico  che  militare"  0 4 ).  Nell'ultima  fase  della  seconda  guerra  mondiale,  gli
        americani rifiutarono,  come chiedeva Churchill,  di coordinare le strategie militari
        con  l'esigenza  politica  relativa  al  dopoguerra  di  avanzare  il  più  possibile  verso
        l'Europa centro-orientale.
            È quindi assolutamente necessaria l'esistenza di organi istituzionali nei quali
        diplomatici e  militari,  e,  per le  decisioni  più importanti,  uomini di governo,  ela-
        borino una coerente politica estera e  di difesa.  La  Gran Bretagna vi  provvide fin
        dal  1902  con  la  creazione  del  Committee of Imperia/ Defence,  presieduto  dal
        Primo Ministro,  non a  caso in un periodo in cui iniziava a  prospettarsi l'esigenza
        di  mettere  ordine  nei  troppi  impegni  mondiali.  Una  lunga  frequentazione  degli
        archivi  della  Gran Bretagna  mi  induce  a  ritenere  particolarmente  validi  gli  stru-
        menti da essa adottati per formulare politiche estere e di difesa coerenti. In teoria
        lo  stesso  compito dovrebbe  svolgere  il  National Security Council,  creato  subito
        dopo  la  guerra  quando  gli  Stati  Uniti  si  trovavano  nella  situazione  opposta  a
        quella  britannica  dell'inizio  del  secolo:  il  loro  impero  non  era  in  declino,  ma
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