Page 167 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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POLITICA ESTERA E POLITICA MILITARE                                    157


            Storicamente  possiamo  osservare  che  fu  la  prima  guerra  mondiale,  per  la
       sua durata ed intensità e  per gli  sconvolgimenti socio-politici da essa provocati,
        a determinare la  condanna della guerra,  fino  ad allora  considerata un fenomeno
        naturale.  Durante quel  conflitto sorsero tre  tipi  di  "nuove diplomazie'',  la  wilso-
        niana,  la  bolscevica,  la  pontificia  contemporanea,  che  tutte  ripudiavano,  più  o
        meno  in  buona  fede,  la  guerra,  che  fu  messa  "fuorilegge"  dal  noto  patto
        Kellogg-Briand  del  1928.  In  alcune  pagine  illuminanti  del  1932  e  del  1938  Cari
       Schmitt sottopose tale patto e  la  Società delle Nazioni ad una serrata critica,  pre-
       vedendo che i loro effetti sarebbero stati  non la  rinuncia  ali 'uso della forza  nelle
        relazioni internazionali,  ma semplicemente la  scomparsa appunto delle dichiara-
        zioni di guerra C 21 ).  Già  la  guerra  cino-giapponese del  1937 non fu  formalmente
        dichiarata,  perché nessuno dei  due contendenti aveva  interesse  a  farlo,  e  così è
        avvenuto per quasi tutti i conflitti di questo dopoguerra.  Ma  è  un vero progresso
       chiamare una guerra "operazione di polizia internazionale" o  "spedizione puniti-
       va"?  Non sono una moderna versione della "diplomazia delle cannoniere" i "gio-
       chi  di  guerra"  degli  americani  contro l'Iraq?  Sempre Schmitt  aveva  previsto  che
        "Un  imperialismo  fondato  su  basi  economiche  cercherà  naturalmente  di  creare
        una  situazione  mondiale  nella  quale  esso  possa  impiegare  apertamente,  nella
       misura che gli è  necessaria, i suoi strumenti economici di potere, come restrizio-
        ne  dei  crediti,  blocco  delle  materie  prime,  svalutazione  della  valuta  straniera  e
        così via.  Esso considererà come 'violenza extraeconomica' il tentativo di un popo-
        lo  o  di  un  altro  gruppo  umano  di  sottrarsi  all'effetto  di  questi  mezzo  'pacific"'.
       Secondo  uno  studio  clell'Institute for International Economics di  Washington,
       l'impiego a scopi politici dell'arma economica avrebbe avuto successo in circa un
        terzo dei casi,  una percentuale simile ai  successi  nell'ultimo secolo dei ricorsi  alla
        forza militare (22).
            Chiedersi  se  un  mondo  tutto  eli  democrazie  abolirà  le  guerre  è  un  vuoto
        esercizio  intellettuale,  data  l'estrema  improbabilità  della  premessa C 2 3).  Una  con-
       statazione di fatto  dimostra che i processi eli  democratizzazione hanno portato acl
        un  aumento  dei  conflitti  nell'ex  impero  sovietico.  Certamente  si  può  dire  che,
        non da oggi,  "il commercio ha sostituito la  conquista";  il Regno  d'Italia fu  consi-
        derato  una  delle  "grandi  potenze"  grazie  ai  suoi  12  corpi  d'armata  ed  alla  sua
        marina  militare,  che  nel  1885  era  la  terza  del  mondo  in  termini  quantitativi  di
        naviglio moderno, mentre negli anni '70 di  questo secolo la  repubblica italiana è
        entrata nel G7  grazie alla sua economia. Ma  giustamente è  stato scritto che "Per i
        paesi del Terzo mondo il ruolo della forza  militare ha connotazioni molto simili a
        quelle che essa aveva  ai  tempi del sorgere dei moderni stati  nazionali in  Europa.
        L'instabilità politica e  territoriale,  la ricerca di un'identità nazionale e la caratteristi-
        ca  di  élite  modernizzante  della  classe  militare  aumentano  l'utilità  e  l'accettabilità
        interna dell'impiego strumentale dei conflitti armati". Tal uni Stati del Terzo Mondo
        "puntano ancora  sulla  forza  militare  per acquisire  un'egemonia regionale" C 24 ).  Lo
        scoppio nel  1998 delle bombe atomiche di India  e  Pakistan e  le scene di  entusia-
        smo delle  plebi  di quei  paesi  per tale  evento,  la  guerra  tra  due Stati  poverissimi
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