Page 172 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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della fine della guerra fredda. Vi si osservava infatti che oggi che le minacce
"dell'instabilità in Europa orientale, che per essere affrontate richiedono risorse
economiche e capacità diplomatiche che il protettore non possiede o possiede
in misura non superiore ai suoi alleati (o ad alcuni di essi), la relazione tra pro-
tezione e ubbidienza va incontro a uno squilibrio, non perché siano diminuiti i
rischi ma perché la loro nuova natura rende meno efficace lo "scudo" dell'ege-
mone. Cosa possono fare gli Stati Uniti per cercare di risolvere questo proble-
ma? La tentazione più forte può essere quella di riportare periodicamente
l'alleanza sull'unico terreno, quello militare, sul quale la loro superiorità è fuori
discussione" C 4n.
Gli Stati Uniti hanno imposto la scelta militare anche per mostrare l'inconsi-
stenza di una Identità di Sicurezza e di Difesa Europea che a parole dichiarano
di volere, ma in realtà temono, e che è ancora largamente solo sulla carta.
L'Europa deve certo ritrovare la sua sovranità nel campo della difesa, ponendo
fine a quello che trent'anni fa Raymond Aron indicava come il fatto "senza prece-
denti che uno dei centri della civiltà umana" avesse rinunciato "per così dire a
proteggere se stesso" C 42 ). È indispensabile riequilibrare i rapporti tra le due spon-
de dell'Atlantico all'interno della NATO e tale partita si gioca soprattutto sul terre-
no militare. Ma l'Europa non deve cadere nella trappola di Washington, che ha
interesse a far precipitare le crisi fino al ricorso all'uso della forza, per far valere
la sua superiorità militare; né deve accettare di sobbarcarsi costi esorbitanti in
nome del burden sharing, se ad esso non corrisponderà una adeguata condivi-
sione di autorità e di responsabilità all'interno dell'Alleanza.
Ancora una volta, come sempre, si pongono i problemi dell'interesse nazio-
nale (degli Stati nazionali C 4 3) e della nazione Europa) e della coerenza tra politica
estera e politica militare. Ogni altro modo di affrontare le relazioni internazionali
non può che portare ad esiti infausti.
NOTE
(l) M. Howard, Military Power and International Order, in International A./fairs, luglio
1964, p. 405. Naturalmente "ordine internazionale" non è necessariamente sinonimo di "giu-
stizia internazionale". Nei primi paragrafi di questa relazione riprendo ed integro alcune par-
ti di M. de Leonardis, Forza militare, potere marittimo e relazioni internazionali, Introduzione
a G. Benedetto, Potere marittimo e relazioni internazionali nell'età contemporanea. Il potere
marittimo britannico nei secoli XIX e XX, Milano, Mursia 1999, p. 5-27.
(2) Pace e guerra tra le nazioni, Milano 1970, p. 3.
(3) Cit. in Howard, art. cit., p. 397.
( 4) È però significativo che recentemente uno studio degli interessi nazionali dell'Italia
sia stato compiuto proprio da un alto ufficiale della Marina Militare: R. Cesaretti, Italia 2000:
interessi nazionali e strategia marittima, Roma 1998.
(5) R. Aron, Alla ricerca di una dottrina della politica estera, ora in Id., La politica, la
guerra, la storia, Bologna 1992, p. 478.

