Page 175 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI INASCOLTATI E "MAITRES À PENSER"
LORO IMPORTANZA NEL PENSIERO MILITARE
E NELLA SUA STORIA
FERRUCCIO BOTII
Letteratura militare e storia delle idee tino ai nostri giorni: perché
tanti "profeti inascoltati"
Il tema che mi è stato proposto - e che molto volentieri ho accettato dato
l'orientamento dei miei studi- rientra nel campo della "storia delle idee", a sua
volta compresa nella storia della letteratura militare, anche se con essa non coin-
cidente. Tema assai più arduo di quanto possa sembrare: sia perché tale da im-
porre un'implicita o esplicita risposta agli eterni ma sempre attuali interrogativi
"perché oggi la storia" e "quale storia", sia perché, come ha scritto Karl Gustav
Jung, "ci sono verità che saranno vere dopodomani, altre che erano ancor vere
ieri, altre ancora che non lo saranno mai".
Aggiungo- e lo dimostrerò- che vi possono anche essere verità enuncia-
te ieri, le quali tuttavia continuano ad essere vere anche oggi; né è da esclude-
re in partenza che lo possano anche essere dopodomani. E poiché la validità di
ogni proposizione teorica si misura dalla sua aderenza alla realtà presente o fu-
tura, intendo ora indicare un certo numero di spunti di riflessione dimostratisi
resistenti all'usura del tempo, che ci hanno fornito autori del passato oggi im-
meritatamente caduti nell'oblìo, per poi trame indicazioni teoriche e metodolo-
giche sul rapporto tra storia delle idee e histoire-bataille, così come sull'odierno
ruolo della storia militare.
Non mi sembra che questi argomenti di capitale importanza siano stati ap-
profonditi come meriterebbero nel corso del presente Convegno, eccezion fatta
per l'intervento di Virgilio Ilari; ritengo pertanto doveroso, anzi necessario dar-
ne qualche cenno, se non altro per individuare la base di partenza, il riferimento
del mio intervento. In fondo la rotta da seguire per far emergere i profeti ina-
scoltati, per estrarli dal mare magnum delle poche (e poco curate e frequenta-
te) biblioteche militari superstiti è già stata tracciata oltre un secolo fa. Nel 1895
il colonnello Cecilia Fabris (valente storico e scrittore militare che è stato anche
Capo dell'Ufficio Storico dell'allora Corpo di Stato Maggiore) scriveva sulla
Rivista Militare:
poiché la letteratura militare abbraccia un campo ben distinto, vive di af-
fetti e sentimenti militari se narra, e si dirige a scopi essenzialmente militari [o
meglio politico-militari e strategici - N.d.a.} se discute o istruisce, e poiché sorge
spontanea, in uno dei casi e nell'altro seguendo il pensiero umano che via via si
trasforma, è naturale che vi abbia da essere una storia della letteratura militare,

