Page 94 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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Attualmente è opinione diffusa che non esistono più certezze categoriche e
sistemi di pensiero intangibili, ma problemi aperti e approcci molteplici allo studio
della realtà; contestualmente forte si è manifestata la propensione all'analisi quali-
tativa rispetto a quella quantitativa. Bisogna inoltre tener presente che si è registrata
una profonda incapacità a leggere sul specie historica la realtà sociale, politica e
culturale dal termine del secondo conflitto mondiale ad oggi: un settore d'analisi
che troppo spesso gli storici hanno lasciato agli economisti, agli antropologi.
A ciò bisogna aggiungere che sembrano più consistenti gli spazi di ricerca
che si vanno formando fra una scienza ed un'altra, e che l'ibridazione è senza
dubbio una sfida alla validità scientifica di tutte le scienze. Altresì permane co-
stantemente per lo storico il pericolo "d'incorrere in errori di prospettiva ove si
fermi esclusivamente alla intelligenza delle norme e delle formulazioni giuridiche,
dalle quali spesso non emerge l'effettivo comportamento degli uomini" (Duby).
Del resto siamo in una fase in cui l'Accademia Militare di Modena si inter-
roga sulla qualità dei servizi erogati, in cui è ineluttabile la necessità di operare
il piano riscontro dei risultati della ricerca in percorsi didattici completamente
fruibili da parte degli studenti. Perciò la didattica è appunto al centro delle at-
tenzioni, per innestare un sistema di verifiche della produzione di conoscenze e
della loro trasmissione e ci si sforza di mettere in grado di capire come avvici-
narsi alla costruzione della storia e come imparare a leggere un libro di storia.
Quindi analisi metodologica ma senza una limitazione eccessiva all'interno eli ca-
selle precostituite: i metodi possono essere tanti, l'importante è che siano sem-
pre criticamente sorvegliati.
Persino la proliferazione dei compiti militari invita a riflettere ulteriormen-
te sull'indispensabilità di saperi interdisciplinari, in contrapposizione alla cono-
scenza monoculturale, sulla necessità di un confronto fra saperi diversi, essenziali
per la crescita dei docenti e degli allievi. In tempi in cui è ben nota l'importan-
za dell' ars combinatoria, che presiede un processo di ibridazione tra discipline
impegnate in una gara di reciproca fecondazione, la storia, pure ai fini didatti-
ci, ha ricevuto grandi benefici dalla cartografia all'urbanistica, dall'architettura al-
la demografia, dall'economia alle scienze sociali che hanno proposto nuovi
campi e nuovi strumenti di comprensione storia, avendo coscienza di potenzia-
lità in parte inesplorate.
Più specificamente vorrei aggiungere che fra i docenti dell'Accademia, che
fanno registrare una grande pluralità d'impostazioni culturali, si tende ad una sor-
ta di omogeneizzazione nei comportamenti pratici, cercando di trasformare, inter
alia, il manuale in uno strumento di apprendimento attivo. In ogni paese che si
rispetti vi è una cultura che definisce una politica, che determina un'economia e
talune modifiche istituzionali. Attualmente ciò non accade nel nostro paese.
In particolare, a volte, si registra il fatto che orientamenti didattici assunti
da alcuni docenti fanno registrare sottili forme di rallentamento nel percorso rea-
lizzato. In tal senso, per esempio, noto una certa difficoltà a favorire l'idea di far
esercitare gli allievi in piccole ma qualificanti ricerche storiche, che cercano di
metterli in condizione di alimentare le loro conoscenze metodologiche e di uti-
lizzare gli strumenti idonei per valorizzarne tutte le potenzialità.

