Page 230 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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                Uno  dei  primi  impegni  "fuori  area"  espletati  dalla  Regia  Marina,  al  di  là
           delle  imprese  coloniali,  fu  rappresentato  dall'assistenza  e  protezione  dei  nostri
           connazionali emigrati nella regione platense (compresa tra l'Argentina, l'Uruguay,
           il  Paraguay  e le  tre  province  brasiliane  di  Rio  Grande  do  Sul,  Santa  Caterina  e
           Paranà)  e che intorno al  1880 ammontavano già  a 55.280 anime su  un totale di
           131.680 italiani  presenti  allora  nelle  due Americhe.  Le  condizioni  di  gran  parte
           di  questi  coloni  non erano delle  migliori,  considerando la  prevalente insalubrità
           del clima,  le  ricorrenti  pestilenze, le  limitate vie  di  comunicazione tra centri  abi-
           tati  molto  distanti  tra  loro  e,  non  ultimo,  il  difficile  inserimento  degli  emigrati
           nelle  comunità  locali,  spesso  in  stato  di  ribellione  interna  o  di  guerra  esterna  e
           piuttosto diffidenti nei confronti dello straniero.
                Fin dal  1835  quindi  la  preunitaria Marina sarda aveva  provveduto ad invia-
           re in quelle acque propri legni da guerra, al  duplice scopo di  proteggere i sudditi
           colà affluiti e di "mostrare bandiera": stessi compiti che poi furono ereditati dalla
           Regia  Marina  unitaria.  Quest'ultima  infatti  mantenne  a  lungo  a  Montevideo
           un'apposita Stazione Navale permanente, elevata addirittura al  rango di  Divisio-
           ne  navale tra il  1865 e il  1871  e tra  il  1886 e il  1888, ed è opportuno ricordare
           al  riguardo che  nell'autunno del  1896  (pochi  mesi  dopo la  delusione africana  di
           Adua)  le  nostre  navi  presenti  nelle  acque  sudamericane  rischiarono  perfino  di
           dover fungere  da  apripista  in  una prospettata, ma  fortunatamente mai  dichiarata
           guerra al  Brasile, irrispettoso dei diritti dei nostri connazionali  (21).
                Più  nota  e  meno  avventurosa  fu  nello  stesso  1896  la  partecipazione  di  un
           nutrito contingente navale italiano ad  una flotta multinazionale (britannica, fran-
           cese,  russa,  tedesca e austriaca),  riunita per pacificare  l'isola di  Creta dove erano
           giunti  al  culmine  i  sanguinosi  dissidi  tra  la  comunità  greco-ortodossa  e  quella
           turco-musulmana.  Quell'esperienza della  Regia Marina è stata definita "esempla-
           re", non perché il  nostro Paese ne  avesse  tratto vantaggi materiali  immediati, ma
           perché  quell'impiego  della  flotta  come  strumento  di  politica  estera  equilibrò  la
           posizione  dell'Italia  nel  concerto  delle  potenze  europee  e  permise  a  Roma  di
           compiere  passi  in  avanti  verso  un  miglioramento  dei  rapporti  con  la  Francia  e
           verso  una sempre auspicata amicizia con la  Gran Bretagna.  Inoltre la  nomina del
           nostro ammiraglio Napoleone Canevaro a presidente del  Consiglio degli  ammira-
           gli, cioè dell'organo internazionale che gestiva la  crisi cretese, giovò sensibilmen-
           te al  recupero del  prestigio dell'Italia  nei  difficili  mesi  immediatamente successivi
           alla sconfitta di Adua.



                (21)  Cfr. A.  Santoni, Le Stazioni Navali l/ell'America Latina e la  difesa degli interessi ita-
           liani e delle coll1unità dei connazionali, relazione presentata al  Convegno di studi sulle "Missio-
           ni  Militari  italiane all'estero in  tempo di  pace  (1861-'1939)" a cura  della  Commissione italiana
           di  storia militare, Milano, 25-26 ottobre 2000.
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