Page 225 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
P. 225
LA MARINA NEGLI ANNI TRA IL XIX E IL XX SECOLO - GRANDEZZA, DII\A"ITITI E CRISI 209
inglese, varata nel 1906 e le cui caratteristiche di unità "monocalibra" erano già
state immaginate e caldeggiate dall'ingegnere navale italiano Vittorio Cuniberti in
un articolo pubblicato sul prestigioso "Jane's fighting ships" del 1903.
All'alba del XX secolo esisteva quindi sufficiente materiale per instaurare su
tutte le riviste navali del mondo, tra le quali natmalmeme la "Rivista Marittima",
un vivace dibattito sulle scelte costruttive concernenti le future navi da battaglia.
In Italia tuttavia le consuete lentezze decisionali e i cronici problemi di bilancio
ritardarono l'adeguamento della Regia Marina ai nuovi parametri, tanto che solo
nel 1913 entrò in servizio la prima "dreadnought" monocalibra nazionale, con il
nome di Dante Alighieri (IO).
A quell'epoca però, cioè nel primo decennio del Novecento, l'Italia giolittia-
na aveva imboccato una nuova via diplomatica, quella dei già accennati "giri di
valzer", che stava avvicinando il Paese proprio agli antichi nemici la cui potenza
navale aveva originariamente indotto Roma a costruire una grande flotta.
La nota conseguenza fu che il nostro Paese, una volta cambiato campo, si
trovò in possesso di uno strumento navale realizzato per tutt'altri scopi e contro
tutt'altri ipotetici avversari, dimostrando che anche la già accennata invocazione
rivolta dagli ambienti navali al governo nel 19 '13, cioè quella di "cambiare Mari-
na o di cambiare politica", era stata troppo tardiva.
In particolare si ricorda che le costosissime sei "dreadnought" italiane, pro-
gettate nel primo decennio del XX secolo per fronteggiare la flotta francese,
rimasero del tutto inoperose a Taranto nel corso dell 'intera prima guerra mondia-
le e non spararono quindi nemmeno un colpo contro la flotta austriaca, nostra
nuova avversaria, che invece impiegò piìl di una volta le sue navi pesanti, con le
quali, ad esempio, bombardò in due occasioni le nostre coste adriatiche (11).
Il dibattito interno interessò, negli ultimi decenni del XIX secolo, anche la
scelta di una località dove creare un nuovo arsenale e una nuova base per la flot-
ta, alla fine identificata in Taranto, dove l'arsenale venne inaugurato nel 1889 e
completato nei primi anni del XX secolo, giusto in tempo per essere convenien-
temente utilizzato durante la guerra italo-turca per il possesso della Libia.
Altrettanto dibattute furono le misure atte a modernizzare la Marina mercan-
tile, allora dipendente dallo stesso Ministero della Marina e rappresentata da mate-
riale navigante e da infrastrutture piuttosto obsoleti. A tale proposito venne istituita
ed operò tra il 1880 e il 1883 la cosiddetta "Commissione Boselli", presieduta cioè
(10) G. Giorgerini - A. Nani, Le navi di linea italiane '186'1-1969, Roma, Ufficio Storico
della Marina Militare, 1969, p. 255-264.
(11) Le sei "dreadnought" italiane erano all'epoca la Dal/te Alighieri, la Conte di Cavour,
la Giulio Cesare, la Leonardo da Vinci, la Dllilio e la Andrea Doria.

