Page 220 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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nell'oceano Indiano. Uno dei compiti affidati al comandante dell'avviso fu quello di
ospitare a bordo della sua unità Antonio Cecchi, nostro console ad Aden, il quale
era stato incaricato, fra l'altro, di stipulare un accordo commerciale con il sultano
locale Said Bal'gash, da cui dipendeva una parte della Somalia. Anche in questo
caso l'ufficiale della Regia Marina seppe ben svolgere la sua missione e, grazie al
trattato che fu sottoscritto il 28 maggio 1885, venne dato il via alla penetrazione
italiana in Somalia, seppure inizialmente in maniera indiretta (23).
La Regia Marina, essendosi cosÌ assicurata delle basi lungo la costa occiden-
tale del mal' Rosso e nell'oceano Indiano, si impegnò proficuamente in un servi-
zio giornaliero, che sarebbe durato circa quindici anni, per combattere tre piaghe
endemiche di quelle zone, che fino ad allora erano esistite praticamente indistur-
bate: la tratta degli schiavi, la piratel'ia e il contrabbando di armi.
Tuttavia le poche navi da guerra che normalmente stazionavano in Eritrea e in
Somalia non erano sufficienti a vigilare i loro lunghi litorali ed inoltre, dato che esse
erano facilmente riconoscibili a distanza per la forma e le dimensioni, i malfattori,
appena le scorgevano, tentavano di fuggire in zone dove si trovavano bassi fondali,
scogli oppure stretti canali nei quali le unità italiane non erano in grado di seguirli.
La Regia Marina pertanto si dotò di sambuchi, piccoli velieri locali di ridotto pescag-
gio, alcuni dei quali furono acquistati dai loro armatori oppure sequestrati in seguito
ad operazioni di polizia marittima e li armò con cannoni di piccolo calibro.
Grazie specialmente all'impiego di questi natanti tutte e tre le attività illecite
furono quasi completamente debellate entro i primi anni del Novecento (24).
La Marina, oltre a svolgere tali compiti, operò anche in favore del Regio
Esercito, assicurando lo spostamento dii ruppe e materiali lungo le coste eritree e
somale e, in occasioue delle sfortunate: .(ttaglie contro gli abissini di Dogali del
26 gennaio 1887 e di Adua del lO lI1arzo 1896, quando in entrambi i casi si veri-
ficò la possibilità che gli etiopici giungessero a Massaua, essa concorse alla prote-
zione di questo importante porto schierando le sue navi in modo da battere con
le artiglierie di bordo le vie di accesso alla costa.
Risulta pertanto chiaro l'impegno che la Marina italiana profuse nella
seconda metà dell'Ottocento sia nella fase preliminare della ricerca delle località
per crearvi delle colonie, sia poi per assicurare una seria presenza nel corno
d'Africa regione che, dopo l'apertura del canale di Suez, era divenuta da un
punto di vista geostrategico una delle aree più importanti del globo.
(23) AUSMM, RB, b. 2278, fasc. 4: "Breve esposizione dell'azione compiuta dalle navi
della Marina da guerra italiana sulle coste d'Africa dell'Oceano Indiano, dal 1879 ai dì nostri".
(24) Per le caratteristiche dei sambuchi vedi Giorgio Giorgerini-Augusto Nani, Almanac-
co storico delle navi militari italiane. La Maril/a e le sue /lavi dal 1861 a/1995, Roma, Ufficio
Storico della Marina Militare, 1996, p. 644, 674-677.

