Page 222 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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               Accanto al  recupero di credibilità sul  piano psicologico venne svolto l'altret-
          tanto fondamentale  rinnovamento del  materiale e  delle  infrastrutture  marittime,
          compatibilmente con gli  stanziamenti di  bilancio,  raramente adeguati alle esigen-
          ze  della  Forza  Armata.  Tra  l'altro,  il  rilancio  delle  costruzioni  navali  procurò
          anche  un  parallelo e  benefico sviluppo dell'industria  pesante  nazionale,  testimo-
          niato dalle realizzazioni  di  fine  secolo,  le  più  note delle quali furono  le  acciaierie
          di Terni,  la  fabbrica  di  cannoni Armstrong di  Pozzuoli,  il  silurificio  di  Venezia  e
          gli  stabilimenti  meccanici  Ansaldo  di  Genova  e  Guppy  di  Napoli.  Il  prestigioso
          risultato  fu  l'ascesa  della  flotta  militare  italiana  al  terzo  posto  nella  graduatoria
          mondiale tra il  1892 e i I 1895, posizione mai più raggi unta nella sua storia (4).
               Proprio  in  quegli  anni  però  la  Regia  Marina  dovette  fare  i  conti  con  una
          deteriorata situazione internazionale e  con una politica nazionale malata di inap-
          propriata grandeur,  che  nello stesso tempo sviluppava  un'espansione coloniale da
          alcuni  definita  "stracciona" ed  un  protagonismo europeo velleitario che, come è
          accaduto spesso nella nostra storia, sopravanzava le  reali potenzialità del Paese. A
          peggiorare  le  cose  era  stata  stipulata  nel  1882  la  Triplice  Alleanza  italo-austro-
          tedesca,  che immediatamente esasperò  i già esistenti  nostri contrasti con la  Fran-
          cia (seconda potenza navale dell'epoca) e - dopo l'E11te11te Cordiale anglo-france-
          se  del  1904 - ci  mise  in  antitesi  anche  con  il  Regno  Unito,  che  schierava  da
          tempo la prima flotta del globo.
               Conseguentemente  il  periodo compreso  tra  la  fine  del  XIX  e  i  primi  anni
          del xx secolo, del quale ci  interessiamo in  questa sede, è  stato a  ragione identi-
          ficato come quello della grande "paura navale" italiana, durante il  quale la Regia
          Marina visse  nell'ansia di  una possibile invasione francese dal mare. Si  temettero
          infatti sbarchi avversari  un po' dovunque lungo l'estesissimo litorale occidentale
          della  penisola,  non  potendo  per  il  momento  contare  sull'appoggio  delle  flotte
          alleate austro-tedesche,  ancora troppo  modeste  per essere  impiegate  fuori  delle
          rispettive acque.
               Tale  situazione  migliorò  solo quando gli  alleati  della  Triplice  iniziarono un
          convincente  sviluppo  delle  proprie  Marine  militari,  consentendo a  Roma di  sti-
          pulare due Convenzioni Navali trilaterali abbastanza rassicuranti:  quella del  1900
          e  soprattutto quella  del  1913.  Tuttavia,  per  ironia  della  sorte,  proprio  in  quegli
          anni si  era fatta  strada anche  negli  ambienti  navali  italiani l'ansia di  cambiamen-
          to,  sinonimo  di  rovesciamento  delle  alleanze,  rappresentata  ad  esempio  da  un
           promemoria  della  Marina  dello  stesso  1913,  in  cui  si  finì  per  concludere  che
           occorreva "cambiare la  Marina mettendola in  relazione alla  politica,  o  cambiare


               (4)  Pcr  i particolari cfr.,  tra  l'altro, A.  Santoni,  Storia  e politica navale dell'età contem-
           poranea,  Roma, Ufficio Storico della Marina Militarc,  1993, p.  4-5.
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