Page 278 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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si dovette la conservazione del Blériot XI di Piazza, contrariamente a quanto
sarebbe avvenuto l'anno successivo con il Wright Flyer di Calderara, rifiutato
dal Museo del Genio ed avviato alla demolizione.
Unita alla rapida accelerazione del progresso tecnico aeronautico, l'esperienza
di Libia segna la chiusura della fase pionieristica, o quanto meno pone le basi per
la sua conclusione. È già alle porte la richiesta di Douhet a Caproni di un gran-
de bombardiere con il quale "combattere i dirigibili", almeno in termini di cari-
co utile e raggio d'azione (3 l'n. Sta dunque prendendo le mosse quella teoria
douhettiana che rappresenterà il principale - ancorché controverso - contributo
innovato re italiano al pensiero militare del XX secolo, sia pure in un'ottica na-
zionale di rado rimarcata dagli studiosi. Nella misura in cui il mezzo aereo è pre-
sentato come soluzione che consente alle nazioni meno ricche, quale l'Italia least
or the great powers, di distruggere con aerei economici le costose corazzate e for-
tezze dei potenziali avversari, la teoria del "Dominio dell'aria" si inscrive più nel
dibattito postbellico sulla difesa italiana che non in lIna dottrina di carattere ge-
nerale. In realtà, l'elevato livello tecnologico dell'arma aerea rispetto a tutti gli al-
tri sistemi coevi rende il raffronto di valori nominali pericolosamente attraente e
realmente ingannevole. Si tratta, in altre parole, di u n errore concettuale, che
Douhet condivide con molti altri, come lo stesso Calderara.
"Gli aeroplani sono imperfetti, lo concedo, ma non sono pericolosi sul ma-
re; una seria organizzazione può compensarne le deficienze e dare ad un insieme
di questi apparecchi imperfetti, una sicurezza di impiego molto grande.
Sono imperfetti, è vero, ma costano poco; moltiplichiamoli, provvediamo al
loro salvataggio, affidiamoli ad un personale esperto e ben diretto e potremo con-
tare sul loro servizio.
L'impianto di dieci grandi stazioni costiere non costerà più di due o tre
milioni.
Da un computo che ho cercato di eseguire con cura, risulterebbe che l'im-
pianto di due stazioni naviganti (piroscafi ausiliari) provviste ciascuna di venticin-
que aeroplani dipendenti, di dieci stazioni fisse e cinque volanti, ciascuna con dodici
aeroplani indipendenti, non esigerebbe una spesa superiore a sette-otto milioni.
È un risultato notevole, se si riflette che una simile organizzazione, pennet-
terebbe di sorvegliare il nemico in ogni punto ed in ogni istante.
Uno scout che costa il doppio non può fare altrettanto" (39).
(38) L'espressione è attribuita a Douhet da Gianni Caproni nell'annotazione diaristica
del 21 aprile 1913, citata in Antonio Pelliccia, Nessullo è profeta in patria, Genova, SIAG,
1981, p. 35.
(39) M. Calderara, "Dagli aeroplani marini all'aviazione navale", in Rivista Marittima,
settembre 1911, p. 24.

