Page 282 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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            dalla  maggioranza  della  popolazione  italiana,  doveva  riconoscere  e  sancire  dal
            punto di  vista  coloniale  i progressi che lo Stato italiano aveva  compiuto, sia  dal
            punto di  vista  economico sia  dal  punto di  vista  sociale,  durante il  periodo della
            "dittatura" giolittiana.
                L'andamento  delle  operazioni  militari,  poi,  seppur  condotte  con  una  certa
           lentezza, dimostrava che si  era ormai lontani dai tempi di Amba Alagi  e di Adua.
            Se  è  impossibile  un'analisi,  ancorché  superficiale,  della  condotta  bellica,  che
            richiederebbe  una  trattazione  a  parte  e  ci  porterebbe  fuori  del  nostro  tema,  il
            fatto  più innovativo dell'intervento italiano in Africa  fu  l'impiego degli  apparec-
            chi  aeronautici  nelle  operazioni  di  avanscoperta  e  di  perlustrazione  del  campo
            avversario.  Malgrado l'Italia fosse  in  evidente ritardo rispetto a Francia e Inghil-
            terra sia per la  produzione degli  aeroplani, che venivano copiati dai  modelli stra-
            nieri, sia, e soprattutto, per la  creazione dei motori necessari per i velivoli, l'Italia
            fu  la  prima nazione europea a impiegare l'aviazione in operazioni belliche.  I suc-
            cessi  di  tale  impiego  vennero  puntalmente registrati  sia  dalla  stampa  italiana  sia
            da  quella  straniera.  Cosi  Timone,  sul  trisettimanale  "La  Preparazione",  diretto
            dal  colonnello  Enrico  Barone,  dopo  aver  evidenziato  che  gli  aerei  non  erano
            ancora  perfetti  e  avevano  bisogno  di  ulteriori  sviluppi  e  migliorie,  concludeva
            sottolineando che:  "Se questi apparecchi sono ancora cosÌ imperfetti e di efficacia
            cosÌ  relativa,  tanto  vale  abolirli  - e  qualcuno  l'ha  già  detto.  Ma  se  si  pensi  che
            una efficacia - sia  pure limitata -l'hanno sempre e che tutti gli eserciti ne hanno
            e  se  ne  provvedono,  risulta  evidente  la  necessità,  non  solo  di  conservarli,  ma
            ancora  di  accrescerne  grandemente  il  numero  e  di  perfezionarli.  Rinunziare  ai
            servizi  dell'aviazione  perché  gli  aeroplani  non  sono  ancora  perfetti  e  di  molta
            potenza,  sarebbe  lo  stesso  che  rinunziare,  quando  non  si  avesse  altro,  ai  nostri
            cannoni in  attesa  che se  ne  inventino  altri  di  più  lunga  portata Abbiamo  voluto
            dire le  cose sinceramente come sono e mettere i punti sugli "i" per dimostrare il
            nessun  contenuto delle  chiacchiere di  tutti coloro che hanno creduto di  rilevare
            una particolare deficienza della nostra aviazione in guerra" (4).
                Il  "Times" di Londra del  12 agosto  1912 sottolineava che:  "Nessuno può
            avere  osservato  l'opera  compiuta  dagli  aeroplani  italiani  a  Tripoli  senza  sen-
            tirsi profondamente impressionato per il  coraggio e l'abilità, dei  piloti Italiani
            e  senza  persuadersi  del  valore  pratico  del! 'aviazione  in  tempo  di  guerra.  È
            vero che gli  Italiani erano in condizioni speciali, ma in  ogni caso è già eviden-
            te  che nessuno  ormai  può andare in  guerra, se  non ha  forze  aeree sufficienti.



                (4)  Timone, L'azione dei  mezzi aerei  nella guerra  di  Libia,  in  "La  Preparazione"  del
            14-15 settembre 1912.
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