Page 156 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            "Fagocitarli tutti, salvo a scrutinarli e farli  fuori  tutti.
            Largheggiare in fatto di concessioni (ponti d'oro, poi selezione).  Lavoro ammi-
            nistrativo, dopo" (88).

                Si  trattava quindi di  far  accettare  a Mussolini  e alle camicie  nere la  soppres-
            sione di ogni autonomia della milizia in cambio di importanti concessioni, che però,
            almeno nelle intenzioni degli ideatori, sarebbero state più apparenti che reali.  In-
            fatti, una volta accettato l'inglobamento nell'esercito, gli ufficiali delle camicie ne-
            re avrebbero dovuto essere sottoposti ad un esame in cui sarebbero stati scremati.
            I sopravvissuti,  poi,  sarebbero stati  "neutralizzati"  destinandoli a compiti di  am-
            ministrazione.  Il progetto non divenne mai operativo, ma certo appare non privo
            di  rischi:  tutto  il successo  dell'operazione  risiedeva nell'esame  selettivo;  qualora
            questo  si  fosse  invece  risolto  in  una formalità  (come  quelli  organizzati  nel  1924
            per  confermare  il  grado  di  ufficiale  cc.nn.),  in  poco  tempo  l'esercito,  lungi
            dall'aver "fagocitato" la milizia,  si  sarebbe piuttosto ritrovato "miliziarizzato".
            E il 25  luglio sarebbe stato molto più difficile.
                Non sappiamo neppure se  il progetto fu  mai sottoposto a Mussolini o al  go-
            verno.  Nell'ottobre  1939 la  seconda guerra mondiale era già scoppiata e l'Italia,
            pur dichiarandosi "non belligerante", aveva  iniziato  la  mobilitazione.  Non era il
            momento per  una  riorganizzazione delle  forze  armate così  radicale come quello
            proposto dal progetto.
                Questi documenti testimoniano del malessere dell'esercito nei confronti della
            politica militare del fascismo e in particolare nei confronti della milizia; per quan-
            to i toni siano amareggiati,  non viene mai  messo  in  discussione il regime.  L'ade-
            sione  dei  militari  al  fascismo,  che  Rochat  ha  definito  come  alleanza,  fu  tale  da
            permettere a Mussolini una politica che  le  forze  armate non avrebbero mai per-
            messo  nel  periodo precedente. Anche se  Mussolini non si  intromise nella gestio-
            ne delle forze  armate, che non furono mai fascistizzate,  perseguì una politica tale
            per cui gradatamente la milizia erose spazi all'esercito e si  assunse compiti prima
            di esclusiva sua competenza. L'addetto militare francese a Roma notò questo pro-
            cesso e lo  segnalò al servizio informazioni di Parigi:

            "Pour le  moment, la Milice est en train de grignoter l'Armée.  [ ... ] Nous ne som-
             mes qu'au début de cette évolution, nous ne savons ni si  elle sera poursuivie, ni
            sous  quelle  forme.  Sa continuation dépend pour une part trop large  d'un hom-
             me  mortel, pour qu'on puisse prédire sa durée et son succès.  [ ... ]



                (88)  Due fogli  intestati Ministero della Guerra-Gabinetto, senza firma  né data. AUSSME,
             Hl/l. Secondo Ferrari,  che  per  primo  ha  citato il documento,  Pariani condivideva questi  ap-
             punti, secondo Ilari potrebbe averli direttamente scritti. D. Ferrari, Il Regio Esercito e la M. V.S.N.,
             cit.,  p.  146; V.  Ilari - A.  Sema, Marte in  orbace, cit., p.  329.
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