Page 152 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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decise di attaccare l'Etiopia e preparare a tal fine non una limitata guerra colo-
niale, bensì una guerra nazionale, scelse di mobilitare anche cinque divisioni di
camicie nere con la motivazione per cui, essendo formate di volontari, avreb-
bero testimoniato il consenso popolare. Scrisse infatti Mussolini a De Bono,
all'epoca alto commissario in Africa Orientale e poi comandante delle truppe
italiane nella prima parte del conflitto:
"Tu chiedi tre divisioni per la fine di ottobre: io intendo mandartene 10, di-
co dieci: cinque di regolari dell'esercito; cinque di formazioni volontarie di
camicie nere, le quali [ ... ] saranno la documentazione che la impresa trova il
cònsenso popolare" (74).
Il comportamento delle camicie nere in battaglia non fu inferiore a quello
delle fanterie regolari ma, se da una parte attenuò il pregiudizio relativo alle lo-
ro deficienze tecniche, dall'altra, come già ricordato, il contatto tra soldati e ca-
micie nere evidenziò la difficoltà della loro coabitazione. Soprattutto, non era
più possibile negare l'evidenza che la milizia aveva assunto importanti funzioni
militari e che nel futuro ne avrebbe reclamate altre a danno dell'esercito. In-
fatti, malgrado i successi ottenuti dalle camicie nere dipendessero sostanzial-
mente dall'ottima logistica approntata dall'esercito in un ambiente particolarmente
difficile, la milizia sfruttò a fondo l'occasione per imporsi all'opinione pubbli-
ca mediante la propaganda di regime. In uno studio sulla stampa del tempo, En-
rica Bricchetto scrive che «sulla stampa si afferma, per la prima volta, la figura
del milite, del guerriero fascista nella più fascista delle guerre» (75).
Per evitare di perdere altre prerogative che in passato erano di sua esclusiva
competenza, l'esercito, tramite il Ministero della Guerra elaborò un progetto in-
titolato Il problema della milizia. I:armata coloniale italiana. Per quanto non sia
poi stato realizzato, è interessante rilevare il ruolo proposto per la milizia a soli
tre anni di distanza da quando Bonzani, poi sostituito da Baistrocchi, non accet-
tava che quello di truppe di fanteria supplettive. La proposta era di far diventare
la milizia un'arma dell'esercito con il nome di "milizia fascista".
"La necessità di conservare alla Milizia la sua caratteristica fisionomia attinta
dallo squadrismo [ .. ] è garantita sia che la Milizia diventi Arma dell'Esercito,
(74) Lettera di Mussolini a De Bono dell'8 marzo 1935, citata da G. Rochat, Militari e
politici nella preparazione della campagna d'Etiopia. Studi e documenti 1932-1936, Franco
Angeli, Milano, 1971, p. 513. Sulla fondamentale distinzione tra guerra coloniale e guerra na-
zionale si rinvia a ID., Guerre italiane in Libia e in Etio{Jia. Studi militari 1921-1939, Pagus,
Paese (TV) 1991, p. 13-15.
(75) E. Bricchetto, La guerra delle camicie nere, cito

