Page 148 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            "Considero  ora  la  questione  generale,  sulla  quale  credo  necessario  esprimere
            con tutta franchezza il  parere di chi per la carica che riveste e per i contatti fre-
            quenti con ufficiali  di  ogni grado, crede di conoscere profondamente la  menta-
            lità  dei  quadri  dell'Esercito,  anche  quando  è  contenuta nelle  rigide  ed  austere
            forme  disciplinari in vigore nell'Esercito.
            Il  Capo  di  S.M.  della Milizia  afferma  che  le  relazioni  tra  Esercito  e Milizia  sono
            tali  da poter dire  che  ai  malintesi,  alla  diffidenza  e alle  incertezze è subentrata la
            reciproca comprensione ed il  desiderio della più fattiva collaborazione [ ... ] dal mo-
            mento che è ormai superata la fase in cui si paventava un ipotetico pericolo del co-
            siddetto secondo esercito, in  concorrenza col solo ed unico, che tutti amano.  Così
            fosse!  Ma purtroppo così non è realmente. eEsercito ha effettivamente per un cer-
            to periodo superata la  fase  in  cui  paventava il  pericolo di  un secondo esercito:  ta-
            le periodo corrispose a quello in cui il Duce [ ... ] divise tra di essi i compiti in maniera
            inequivocabile:  la  Milizia sia la guardia armata della  Rivoluzione Fascista contro i
            pericoli interni;  l'Esercito la guardia armata contro i pericoli esterni.  [ ... ]
            Da quel periodo in poi troppi fatti  indicano la tendenza continua, se non alla for-
            mazione di  un secondo esercito, certo ad una azione  di  preparazione alla guerra
            separata  da  quella  dell'Esercito.  Senza  ricordare  manovre  coi  quadri  di  corpo
            d'armata dirette da ufficiali generali della Milizia; alla istituzione di scuole per uf-
            ficiali  della Milizia parallele a quelle dell'Esercito, basterà accennare ora alle pro-
            poste  fatte  ora  dal  Capo  di  S.M.  della  Milizia,  di  raggruppamenti di  battaglioni
            cC.nn. al comando di ufficiali superiori della Milizia che hanno nell'Esercito i gra-
            di più svariati, alla limitazione alle sole più  elevate autorità dell'Esercito della vi-
            gilanza sull'addestramento dei battaglioni cC.nn. e persino sull'istruzione premilitare
            (che  può essere visitata solo dalle LL.EE.  i comandanti di  corpo d'armata,  o  per
            loro delega  da  altri  ufficiali),  al  desiderato assorbimento dell'istruzione postmili-
            tare,  alla  quale  l'esercito  non  può  rinunciare;  alla  proposta  di  esclusione  della
            M.D.I.C.A.T.;  per  giustificare  la  sensazione  di  una  sempre  crescente  ingerenza
            della  Milizia nel  campo di  competenza dell'Esercito,  e di  una tendenza separati-
            sta, contraria a quella integrazione che sarebbe desiderabile e che solo può aver-
            si  con una unità di  comando, di direzione e di bilancio che non sia limitata come
            ora alle  sole  autorità  elevatissime,  ma sia  diffusa  in  tutti  i gradi  della gerarchia.
            Perciò la diffidenza esiste tuttora, aggravata  dalla  preoccupazione che l'addestra-
            mento  di  guerra è affidato a persone  entusiaste,  piene  di  slancio e di  buona vo-
            lontà, ma non sempre  dotate della capacità professionale necessaria.
            Tale  diffidenza è realmente un male grave,  che conviene eliminare al  più presto.
            Questo scopo non è certo facile  ad  ottenere; ed  io  non posso certo prospettare
            una soluzione che  risponda bene a tutte le  esigenze,  perché non conosco la Mi-
            lizia  così  bene  come  conosco  l'Esercito,  e  perché  la  questione  ha anche  un  ca-
            rattere politico, nel quale non sono competente. Ma per quanto riguarda l'Esercito,
            di  cui  sento di  essere  sicuro  interprete,  la  soluzione  è  una  sola.  [ ... ] La  Milizia
            continui cioè a  rispondere del suo compito di  guardia armata della Rivoluzione
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