Page 145 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA QUARTA FORZA ARMATA  DI  MUSSOLlNI:  LA  MILIZIA VOLONTARIA  DI  SICUREZZA NAZIONALE   125

            I  malumori  dell'esercito  in  merito  alla  creazione  di  unità  dichiaratamente
        militari della milizia non si  limitarono alle questioni economiche; le riserve del-
        lo  stato maggiore  dell'esercito erano inequivocabili  anche sul  piano operativo.
        Di  fronte  alla  richiesta  di  Teruzzi  di  meglio  specificare  i compiti dei  battaglioni
        cC.nn.  e alla sua proposta di  farne battaglioni leggeri di esploratori oppure batta-
        glioni d'assalto, Bonzani rispose con un rifiuto:

        "La soluzione di  formare coi battaglioni cC.nn.  nuove unità leggere di esplorazio-
        ne deve essere scartata decisamente; tanto più che in qualunque ipotesi di  guerra
        le  nostre truppe celeri  [ ... ] sono già  più che sufficienti.  È anzi desiderabile la tra-
        sformazione dei battaglioni cC.nn. ciclisti in battaglioni a piedi. Quanto alla solu-
        zione  di  assegnare alle cc.nn.  il  compito di  truppe d'assalto,  devesi  notare come
        all'inizio della guerra una simile special'izzazione sia  più dannosa che utile.  [ ... ]
        Col clima creato dal  Fascismo,  l'elevato spirito delle  classi  di  leva e dei  richia-
        mati alle  armi permettono di  affermare che all'inizio  della guerra tutti i nostri
        battaglioni di  fanteria  saranno di  assalto" (59).

            Forse fu l'ultima considerazione, che oggi suona quasi ironica, a permettere suc-
        cessivamente al  fascismo  di  proclamare i battaglioni cC.nn.  battaglioni d'assalto an-
        che se totalmente privi di istruzione specifica e anche di equipaggiamento. Ha scritto
        Teruzzi che i battaglioni cé.nn.  furono invece assimilati a battaglioni di fanteria:
        "Battaglioni di  fanteria in scala ridotta, mediocremente attrezzati e ancora oggi
        [1933]  insufficientemente armati.  Essi  non hanno infatti mitragliatrici pesanti -
        mancano  quindi loro i mezzi  per l'accompagnamento e  per l'arresto - né com-
        pensano questa deficienza con altri  mezzi  di  fuoco  integrativi per la lotta ravvi-
        cinata.  [ ... ] I mezzi  di  collegamento sono  ridotti sia  in  fatto  di  materiale,  sia in
        fatto  di  personale,  talché  non  riesce  neppure  possibile  costituire  un  adatto  os-
        servatorio.  Lo  stesso  dicasi  per  gli  elementi  esploranti  il  cui  raggio  d'azione  è
        molto limitato nel  tempo e nello spazio"(60).

            Secondo Bonzani i reparti di camicie nere erano totalmente inferiori a quel-
        li  dell'esercito. Prive di un addestramento sufficiente, neppure il loro morale sa-
        rebbe stato superiore a quello dei soldati. Negando alle camicie nere anche l'alto
        spirito che le  avrebbe caratterizz;:tte secondo la  propaganda del  regime,  Bonza-
        ni  minava la  principale giustificazione  del  loro impiego  in guerra a  fianco  alle
        truppe dell'esercito (61);  tacitamente sosteneva la loro inutilità:


            (59)  Ivi, p.  16.
            (60)  Promemoria Teruzzi, cit.,  p.  3.
            (61)  L'alto morale dei  reparti delle camicie nere, che era uno dei  temi preferiti della propa-
        ganda della milizia, era  però riconosciuta da alcuni ufficiali dell'esercito. Ad  esempio Berti scris-
        se  che «la  milizia era la  fonte  migliore  da cui  trarre  reparti  in  cui  fossero  sviluppati al  massimo
        grado lo slancio, l'attitudine alla lotta vicina e all'assalto travolgente»; Memoriale Berti, cit., p.  3.
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