Page 150 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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130 GIAN LUIGI GATTI
Nell'ambito dell'inchiesta sulla relazione di Berti, emerse una lettera che gli era
stata spedita da Ottavio Zoppi, un generale noto per essere vicino al fascismo. In
essa, però, veniva tracciata una storia dei rapporti tra fascismo e forze armate con
più ombre che luci: dopo che il fascismo prese il potere, anche grazie all'alleanza
con i soldati, la sua politica in campo militare sarebbe stata di isolare le forze ar-
mate, burocratizzarle e cancellarne l'identità. Mussolini, successore del ministro Di
Giorgio al dicastero della Guerra, avrebbe avuto ambizioni militari ma non le com-
petenze né un chiaro programma da perseguire; con il suo dilettantismo avrebbe
tradito i valori tradizionali dell'esercito e aggravato la superficialità con cui in Ita-
lia si trattavano le questioni militari. Il rimedio proposto da Zoppi alla grave si-
tuazione era di rafforzare l'unità e l'identità delle forze armate in maniera da creare
un dualismo con il fascismo. Il linguaggio che utilizza Zoppi, a volte criptico, è
chiaramente quello fascista. È da notare che, anche in questo caso, nonostante l'au-
tore sia profondamente sfiduciato dall'opera compiuta da Mussolini nell'ambito
della politica militare, non mette mai in discussione il regime o l'ideologia fascista.
"Prima della guerra il sentimento patrio erasi quasi unicamente rifugiato nell'Eser-
cito. Dopo la guerra, allorché il Fascismo sorse, i suoi migliori alleati fummo noi
soldati. Adesso, dopo che il Fascismo ha animato tutto il Paese, l'ambiente che si
sta sempre più materializzando siamo proprio noi. [ ... ] Mai come oggi mancò la
poesia del mestiere, mancò la passione di animare e di fare, di andare incontro
alle cose ai fatti e alle idee; mai come ora mancò l'energia del volere. Siamo dun-
que degli spostati, dei ritardatari e degli sperduti. Tutto ciò perché:
1. il Fascismo ha diffidato di noi. Grave errore. Doveva saperci conservare dopo
la Marcia su Roma come ci aveva preso prima.
2. Suprema saggezza dei Ministri della Guerra fu quella di spegnere in noi la
coscienza di noi stessi, per iso/arei.
Il compito del Ministro Diaz fu di rimettere un po' d'ordine nel caos, e ci riuscì;
ma poiché era stanco, malato, etc., nulla poté fare per impedire la depressione mo-
rale cui ho accennato sopra, e contro la quale il Ministro Di Giorgio nulla poté. [ ... ]
[Mussolini] ha scelto una nuova via di attività ed è animato da una nuova ambi-
zione, entrambe prettamente militari: ma poiché egli non è adatto a tali funzioni
la sua opera in tale campo sarà indubbiamente nefasta. Non occorre essere
profondi [conoscitori] nell'arte e nella tecnica militare per constatare come egli
non abbia le idee chiare e come pur di fare qualche cosa stia spostando i valori
che costituiscono il complesso della preparazione militare concorrendo a creare
quello spirito di faciloneria col quale in Italia, paese intellettualmente amilitare,
si considerano tutti i problemi bellici.
Ecco la breve e dolorosa istoria recente - ecco perché la sfiducia cresce - ecco per-
ché bisogna provvedere con persone diametralmente opposte alle attuali "creando

