Page 147 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA  QUARTA  FORZA ARMATA  DI  MUSSOLINI:  LA  MILIZIA VOLONTARIA  DI  SICUREZZA NAZIONALE   127


        superiore  non  solo  a  quello  che  oggi  è  realmente,  ma  anche  a  quello  che  po-
        trebbe essere in avvenire,  qualora si  potessero devolvere alla  premilitare tutti i
        fondi  ed  i mezzi  desiderabili;  e  ciò  per  le  gravi  conseguenze  che tale  illusione
        porta inevitabilmente nell'efficienza dell'Esercito per la guerra" (64).

            La strenua difesa delle prerogative dell'esercito nei confronti della milizia era
        però anche frutto di  una mentalità corporativa, non di  fattori politici o ideologi-
        ci.  Ne è una testimonianza l'atteggiamento dello stesso  Bonzani, considerato un
        "badogliano" a confronto dei suoi successori più "fascisti" e, secondo Virgilio Ila-
        ri  e Dorello Ferrari, sostituito anche a causa della sua ostilità nei confronti della
        milizia (65);  egli,  in riferimento alla  milizi~per la  difesa contraerea territoriale, si
        espresse in termini molto positivi:   .'

        "È fuori  discussione che la  M.D.I.C.A.T.  dispone di  buoni e provetti ufficiali,
        della cui  opera sono soddisfatto. A differenza  di  quanto avviene nelle Legioni
        della  M.V.S.N.  e  nei  battaglioni  cC.nn.,  trattasi,  specie  nei  gradi  superiori,  di
        ufficiali provenienti dal  R.E.  i quali  hanno nella M.D.I.C.A.T.  lo  stesso grado
        che nell'Esercito, e si  tende ad ottenere il  trasferimento nella M.D.I.C.A.T. dei
        nostri  migliori  ufficiali  che"  cessando  dal S.P.E.,  per ragioni  di  età o  per altra
        caUS:l,  possono prestare servizio nella M.D.I.C.A.T. sino al raggiungimento del
        limite d'età fissato  per il  grado superiore,,(66).

            Malgrado  questa  relativa  apertura alla  milizia  con  funzioni  militari,  la  rela-
        zione di Bonzani si chiudeva con alcune pagine in cui veniva sfogato il disagio suo
        e di tutto l'esercito nei confronti della milizia.  Il  regime fascista non era mai mes-
        so in discussione,  anzi Mussolini veniva invocato affinché intervenisse a limitare
         le  funzioni  militari  delle  camicie nere  o,  per  risolvere  il  problema una volta  per
         tutte, che riportasse la  milizia alle sole funzioni  di  polizia.



            (64)  Ivi,  p.  14-16  e  19.  In  una  relazione  per il  Consiglio  dell'Esercito,  Bonzani  espresse
        un punto di  vista  analogo, ma con toni decisamente più moderati, fino  a dichiararsi favorevo-
        le  a lasciare l'istruzione  premilitare alla milizia purché l'esercito ottenesse quella  postmilitare.
        Istruzione premi/itare e postmilitare, s.d.,  p:  13. AUSSME,  L3/155/fondo Bonzani.
            Per  un'analisi  pitl  approfondita  della  discussione  sull'istruzione  pre,  postmilitare  e  per  i
        corsi AVC della milizia rinviamo agli studi di  Rochat e Ilari. V.  Ilari, Storia del servizio milita-
        re  in  Italia,  cit.,  363-370 e  314-331; G.  Rochat,  Qualche dato  sugli  ufficiali di complemento
        dell'esercito nel 1940, in "Ricerche storiche", n.  3, 1993 e ora in  ID., Ufficiali e soldati.  L'eser-
        cito italiano dalla prima alla seconda guerra mondiale, Paolo Gaspari, Udine, 2000, p.  95-100.
            (65)  A.  Sema - V.  Ilari,  Marte  in  orbace,  cit.,  p.  324;  D.  Ferrari, Il Regio  Esercito  e  la
        M.V.S.N., cit., p.  143.
            (66)  Promemoria Bonzani, cit., p.  24-25.  Per un  inquadramento delle problematiche rela-
        tive  alla  difesa  contraerea territoriale  rinviamo  alla  monografia  di  N.  Della Volpe,  Difesa del
        territorio e protezione antiaerea,  USSME,  Roma.
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