Page 151 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 151

LA  QUARTA  FORZA ARMATA  DI  MUSSOLINI:  LA  MILIZIA  VOLONTARIA  DI  SICUREZZA NAZIONALE   131


         un  binomio"  i cui  termini,  lungi  dal  combattersi,  siano  profondamente convinti
         che l'uno è indispensabile all'altro e viceversa.  Bisogna fare  dell'esercito un fascio.
         Un  esercito che  non sarà  un fascio  n011  è  un esercito» (71).
            Questi documenti sono tutti anteriori alla guerra d'Etiopia, che segnò ilmo-
         mento in  cui  l'invasione del  campo militare  da parte  della  milizia si  manifestò
         con  piena  evidenza.  Le  camicie  nere  infatti  combatterono  inquadrate  in  divi-
         sioni (anche se con comandi, servizi, artiglieria e genio dell'esercito (72»).  Fin dal
         1934 Teruzzi  aveva  richiesto  la  creazione di  divisioni  cc.nn.,  ma  la  sua propo-
         sta  aveva  suscitato  una dura  presa  di  posizione  contraria anche  da parte di  De
         Bono,  il  primo comandante della milizia  nel  1923 (73).  Quando però Mussolini



            (71)  La  lettera del generale  Zoppi a Berti  è  conservata nel  carteggio  relativo all'inchiesta
         sulla  re/azione  Berti  condotta  dal  generale  Vacca  Maggiolini.  AUSSME,  H5/56  provvisorio.
         Consta di  tre  fogli  dattiloscritti  con correzioni  e  integrazioni  manoscritte,  è  firmata.  La  data-
         zione è incerta, secondo Berti gli è giunta nel  maggio  1928. Nclmedesimo carteggio sono con-
         tenute  altri  due  documenti  manoscritti  dello  stesso  Zoppi.  Sono  una  lettera,  il  cui  contenuto
         non si  differenzia da  quella citata,  e  il  contenuto dell'interrogatorio cui  fu  sottoposto e in cui
         sconfessò le sue idee (<<lI  documento [ ... ] di cui mi  vergogno, è tutto mio»). Dalla lettura dell'in-
         terrogatorio emerge che la  relazione di Berti fu  consegnata ai  generali Grazioli e De Bono; lino
         dei due quindi denunciò l'autore.
            (72)  Le  sette  divisioni  cC.nn.  mobilitate  erano  unità  leggere  formate  da  tre  legioni  cia-
         scuna,  costituite  da  due  battaglioni  cC.nn.  e  una  batteria  65/l7  di  accompagnamento  della
         MDICAT; un battaglione mitraglieri; un battaglione complementi; un battaglione misto com-
         plementi; un gruppo batterie da  65/17 dell'esercito;  un gruppo speciale  genio dell'esercito;
         una sezione sanità;  una sezione sussistenza;  un  rcparto  salmcrie;  un  autodrappello automo-
         bilistico.  Il  comandante  fu  un  generale di  divisione  o  di  brigata  anziano dell'esercito  (unica
         eccezione  in  guerra  per Teruzzi,  che  era  il  capo  di  stato  maggiore  della  milizia;  altre  ecce-
         zioni  nel  dopoguerra);  i  due  vicecomandanti  erano  un  generale  di  brigata  o  colonnello an-
         ziano dell'esercito  insieme con un  luogotenente generale della  milizia;  ufficiali e sottufficiali
         erano della  milizia  ma di  massima già appartenenti all'esercito.  La  forza globale di  una divi-
         sione  era  di  371  ufficiali  (320  della  milizia,  51  dell'esercito  di  cui  due  di  stato  maggiore),
         350  sottufficiali  cC.nn.,  10.125  truppa  (8.868  cC.nn.  e  1.257  soldati).  Oltre  alle  sette  divi-
         sioni, cinque  per l'Etiopia,  una  per la  Somalia e  una finita  in  Libia  per l'opposizione di  Ba-
         doglio che  non  la  voleva  in  Etiopia  (AUSSME,  M7/511/1), la  milizia mobilitò alcuni  gruppi
         di  battaglioni che formarono colonne autonome  (le  più  note  presero il  nome dal  comandan-
         te, ad esempio Diamante, Montagna, Starace).  In  tutto furono  mobilitati un centinaio di  bat-
         taglioni,  19 compagnie mitraglieri,  19 compagnie di  accompagnamento, più vari reparti delle
         milizie  speciali,  circa  3.400  ufficiali  e  100.000 camicie  nere.  Promemoria  per  S.E.  il  Capo
         del  Governo,  Divisioni  cC.nn.  lJer  l'A.O.,  Roma,  13  marzo  1935 .  AUSSME,  L13/69/fondo
         Baistrocchi; Il  problema della milizia. L'armata coloniale italiana, maggio 1936, p.  1-3. AUS-
         SME,  Hl/l/Promemoria del  Gabinetto. Ilari  ha  indicato cifre di  poco superiori:  115.000 ca-
         micie  nere  inviate  in  Etiopia delle  167.000 mobilitate.  V.  Ilari  - A.  Sema,  Marte  in  orbace,
         cit.,  p.  324.
            (73)  V.  Ilari  - A.  Sema, Marte  in  orbace,  cit.,  p.  325.
   146   147   148   149   150   151   152   153   154   155   156