Page 141 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA  QUARTA  FORZA ARMATA  DI  MUSSOLlNI:  LA  MILIZIA  VOLONTARIA  DI  SICUREZZA NAZIONALE   121


        "[È]  indispensabile  la  soluzione  di  un  altro  problema  di  indole  organica  e  di
        enorme  importanza  morale  singola  e  collettiva:  quello  della  provenienza,  dei
        gradi e delle  carriere, dei  quadri appartenenti ai  due organismi militari" (48).

           Tuttavia una glossa a  margine di  questa frase  recita:  «problema da  non solle-
        vare».  Non sappiamo da  chi  sia stata scritta,  ma  evidentemente da un superiore.
            La  milizia  era consapevole  del  problema.  Teruzzi,  suo  capo  di  stato maggio-
        re,  propose l'istituzione di  corsi speciali  per promuovere sottotenenti di  comple-
        mento tutti coloro che già non lo erano e che gli altri fossero ammessi all'avanzamento
        anticipato  (avanzamento  a scelta), cioè  fossero  promossi  fino  all'equivalente  del
        grado  coperto nella  milizia  anche nelle  forze  armate  da  cui  provenivano e a cui
        erano ancora iscritti.  Questa la  risposta di  Bonzani, alle  richieste di Teruzzi:

        "Vantaggi  possono  essere concessi ogni  qual  volta il  servizio prestato nella  Mili-
        zia  corrisponda effettivamente a quello  che nell'Esercito si  richiede per l'avanza-
        mento degli  ufficiali  in  congedo.  Non posso scendere all'esame particolareggiato
        delle  proposte  del  Capo  di  S.M.  della  Milizia,  perché  non  conosco  abbastanza
        quali compiti di carattere militare si  svolgano nei  vari  comandi della Milizia stes-
        sa  [sic!],  e propongo quindi  che la  questione sia  approfondita dagli  organi  com-
        petenti. Ma in  linea generale ho l'impressione che,  malgrado ogni larghezza, non
        molto si  possa equamente concedere.  [ ... ]
        Altri  sono i requisiti  richiesti  per ufficiali  dell'Esercito,  ed altri  quelli  per uffi-
        ciali  della  Milizia;  meno  di  tutte  può esserlo  quella  di  uno  speciale  corso  per
        conferire la  nomina ad  ufficiale  del  R.  Esercito  di  quegli  ufficiali  della  Milizia
        i quali nell'Esercito hanno il  grado di sottufficiale, o quello di  soldato, o, addi-
        rittura,  non  hanno  mai  prestato servizio  militare.  Tutto  ciò  corrisponde infatti
        ad  una svalutazione dei  gradi  dell'Esercito e dei  requisiti  necessari  per  ben  co-
        prirli, che sarebbe certamente molto male accolta dagli ufficiali dell'Esercito" (49).

            I.:esercito si  oppose  d~1I1que nettamente. La  questione degli ufficiali  della mili-
        zia che non avevano mai  guadagnato il  grado nell'esercito o nella marina fu  risol-
        ta con un colpo di mano dal  Gran Consiglio del fascismo, che il 24 settembre 1935
        li  nominò tutti  sottotenenti  di  complemento dell'esercito,  indipendentemente dai
        requisiti e dai titoli di  studio che sarebbero stati necessari  per ricoprire tale grado.
        Eppure la  posizione dell'esercito era stata molto chiara.



            (48)  Esercito  e milizia,  maggio  1928, senza  autore,  ma  del  colonnello Mario  Berti, che
        per questo lavoro passò non pochi guai, come si  vedrà  tra  poco.  AUSSME,  H5/56 provviso-
        rio  (Ringraziamo il  dott. Alessandro Gionfrida dell'AUSSME che, cortese ed efficiente, ci  ha
        permesso di  vedere il  dossier, che era in  riordino).  Da  qui  sarà  citato come Relazione Berti.
            (49)  Promemoria Bo//Zani,  p.  33-35.
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