Page 139 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA QUARTA FORZA ARMATA DI MUSSOLlNI: LA MILIZIA VOLONTARIA DI SICUREZZA NAZIONALE 119
ricoprivano gradi modesti, abbiano trovato la possibilità di ascendere senza difficoltà
[ ... ] ai gradi più elevati della gerarchia. [ ... ] A rafforzare un tale stato d'animo ha an-
che contribuito il nuovo regolamento di disciplina militare nella parte riguardante i
reciproci obblighi del saluto e degli onori con i rispettivi gradi della MVSN" (4.1).
Inoltre, era nota l'impreparazione tecnica di alcuni ufficiali della milizia. Non
poteva negarla neppure la pubblicistica fascista dell'epoca, che cercava di giustifi-
carla con la giovane età e soprattutto con le benemerenze acquisite dalle camicie
nere durante le azioni squadriste:
"La principale ragione della malintesa differenza dell'Esercito verso la Milizia [ ... ]
dipende soprattutto dalla estrema giovinezza dei comandanti della milizia stessa.
[ ... ] Può sembrare strano che un Tenente Colonnello dell'Esercito - un uomo an-
ziano che ha fatto eroicamente la lunga guerra, ed ha guadagnato faticosamente
i suoi gradi - si trovi inferiore ad un colonnello della Milizia, ad un giovanissimo
che nel novembre 1918 era appena tenente. Ma bisogna pensare che quel colon-
nello dopo la vittoria bellica ha combattuto nel paese un'altra guerra, ha esposto
ogni giorno la vita, ha affrontato folle armate inferocite, ha contribuito a solle-
vare l'Esercito dall'abisso nel quale l'avevano scagliato mercimonio di governi e
turpitudini di masse. [ ... ]
Gli Ufficiali della Milizia [ ... ] sono sì sforniti di esperienza e autorità morale che
proviene dall'anzianità: ma hanno vissuto anni d'inferno lottando contro il bol-
scevismo. E la schietta devozione, esaltata attraverso tutti i pericoli, ha conferito
loro un sigillo di altissima nobiltà, l'insegna più vera del comando"(44).
Si è sostenuto, poi, che a separare l'ufficialità dell'esercito da quella della mi-
lizia fossero anche ragioni di classe: quelli dell'esercito, di provenienza aristo-
cratica o comunque alto-borghese, si sarebbero sentiti superiori a quelli della
milizia per nascita e censo (45); tuttavia, se tra le fila della milizia vi erano molti
"parvenu", nondimeno in alcune zone la presenza dell'aristocrazia era conside-
revole. Ad esempio a Torino una legione era comandata da Pietro Brandimarte,
"uomo nuovo", ma un'altra era legata alla famiglia Revel. Il console della mili-
zia Thaon di Revel fu l'insegnante di "cultura militare" all'Università di Torino.
(43) Lettera di Turati a Mussolini dello gennaio 1930, citata da A. Aquarone, L'organiz-
zazione dello Stato totalitario, cit., p. 532-534. L'allegato era anonimo.
(44) I. Fossani, Esercito e Milizia. Con pensieri di S.E. Mussolini e di S.A.R. il Duca
d'Aosta, Paladino, Mantova, 1923, p. 13-14.
(45) «La hiérarchie fasciste, toute neuve, était composée c!'aventuriers et de parvenus. La hié-
rarchie militaire répllgnait à reconnaìtre les équivalences imposées». Essai d'explication de la Mi-
lice, senza intestazione, né autore, né data [fine dci 1934], p. 13. SI-IAT, 7-N-2929. Un'ipotesi
simile anche in G. Rochat, L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, cit., p. 431.

