Page 134 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            "L'Idea Nazionale", aveva  proposto subito dopo la  marcia su  Roma l'immedia-
            to scioglimento di tutte le squadre (26). L'''Avanti!'', quotidiano dei socialisti, com-
            mentò che la costituzione della milizia fu «un colpo mortale portato al nazionalismo,
            al  quale  viene  imposto lo  scioglimento dei  "Sempre pronti''»(27),  ma in realtà i
            nazionalisti  confluirono nella MVSN:  due esponenti  di  spicco  dei  nazionalisti,
            Federzoni  e  Paolucci,  vennero  infatti  nominati  "caporali  d'onore",  la  massima
            onoreficenza  del  corpo  dopo  quella  di  "primo  caporale  d'onore",  riservato  a
            Mussolini e,  successivamente,  a Hitler.
               Il  carattere fascista  del  nuovo corpo armato non fu  affatto celato, anzi  in un
            documento  emanato  nella  seconda  riunione  del  Gran  Consiglio,  successiva
            all'approvazione del  Consiglio dei  Ministri, si  legge:

            "Il carattere della Milizia per la Sicurezza Nazionale sarà essenzialmente fasci-
            sta avendo, essa Milizia, lo scopo di  proteggere gli inevitabili ed inesorabili svi-
            luppi della  rivoluzione d'ottobre; per cui  essa conserverà i suoi simboli, le sue
            insegne,  i suoi  nomi" (28).

               Nonostante l'istituzione della milizia significasse di fatto che il fascismo si do-
            tava  di  un corpo armato legale  e statale  (cioè  finanziato  da tutti  i contribuenti),
            le  reazioni  da  parte  degli  altri  partiti  furono  sorprendentemente  moderate.  Al-
            berto Aquarone ha studiato le reazioni di socialisti e liberali concludendo che: "le
            reazioni  furono  modet:ate  e caute,  si  potrebbe dire  addirittura blande,  quasi  che
            all'inizio pochi si  rendessero conto della gravità della misura e delle conseguenze
            per l'avvenire.  Può sopra tutto stupire  la  passività  dimostrata  nell'occasione  dai
            socialisti,  che  parvero preoccuparsi meno di  larghi  settori  dell'opinione pubblica
            liberale  borghese della minaccia costituita dalla progettata milizia" (29).
               L'istituzione della  milizia non piacque neppure ad  alcuni ras  fascisti,  in parti-
            colare a  quelli  che erano rimasti  esclusi  dai  frutti  della conquista del  potere sta-
            tale, perché si vedevano limitare l'autorità di cui godevano a livello locale proprio
            grazie  alle  squadre.  Essi,  che  sul  loro  territorio  non  riconoscevano  alcuna  auto-
            rità superiore,  neppure quella del  prefetto, mal  sopportavano l'idea di  essere  in-
            seriti  in  una  struttura  fortemente  gerarchizzata,  che  faceva  dell'obbedienza  uno



               (26)  Giorgio  Rochat cita  due  articoli  pubblicati sul  giornale  dei  nazionalisti:  L'esercito
            risorto,  editoriale  del  2  novcmbre  1922 c  Ji,sercito  e milizie  di  Forges  Davanzati  del  14  di-
            cembre.  G.  Rochat, L'esercito  italiano da  Vittorio Veneto a Mussolini,  cit.,  p.  412-413.
               (27)  Gli sviluppi della  dittatura  mussoliniana,  "Avanti!",  29  dicembre  1922, p.  1.  Citato
            da A.  Aquaronc, La milizia volontaria nello stato fascista,  cit.,  p.  90.
               (28)  ACS,  SPD,  cr,  b.  26.
               (29)  A.  Aquarone, La milizia volontaria  nello stato fascista,  cit.,  p.  89.
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