Page 129 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA QUARTA FORZA ARlvlATA DI MUSSOLlNI: LA MILIZIA VOLONTARIA DI SICUREZZA NAZIONALE 109
Il ricordo della milizia nei partigiani e nell'ambiente antifascista è spesso pa-
rodistico e caricaturale, qualcosa di inutile e poco dannoso, quasi una sorta di
"scoutismo fascista" (7).
Negli ambienti neo fascisti non si perdona alla milizia il fatto di non essersi
mossa il 25 luglio 1943 (8). Inoltre, fin dal periodo di Salò, negli ambienti milita-
ri fascisti era prevalsa la linea di Emilio Canevari, da sempre ostile alla MVSN e
nel dopoguerra il principale pubblicista dell'estrema destra italiana, che ha soste-
nuto che l'istituzione della milizia fosse stato «uno dei più gravi errori del fasci-
smo» perché gli avrebbe alienato le simpatie dell'esercito (9).
La milizia, inoltre, non è presente neppure alla marcia su Roma, perché vie-
ne istituita nel gennaio 1923. Rimane dunque assente anche dall'altro periodo che
ha catalizzato l'interesse nel dopoguerra, cioè l'ascesa del fascismo. Anzi, per i fa-
scisti più "intransigenti", la MVSN rappresenta il tradimento dello squadrismo
perché in qualche modo lo irreggimenta.
Nella storiografia del secondo dopoguerra inizia un recupero della memoria del-
la milizia, primo fra tutti con Federico Chabod, che scrive «l'aspetto più caratteri-
stico della dittatura, [era] la "milizia volontaria di sicurezza nazionale" (MVSN)>> (lO).
Dello stesso avviso erano stati nei tardi anni Venti il giurista fascista Sergio Panun-
zio «<La Milizia costituisce l'essenza dello stato fascista»( Il)) e l'antifascista esule Fran-
cesco Luigi Ferrari «<esistenza e [ ... ] funzionamento costituiscono una delle caratteristiche
più salienti del nuovo ordinamento costituzionale italiano» (12)). Mussolini stesso ave-
va scritto: «la creazione della Milizia è il fatto fondamentale, inesorabile, che po-
neva il Governo sopra un piano assolutamente diverso da tutti i precedenti e ne
faceva un Regime. Il partito armato conduce al Regime totalitario» (13).
(7) Ad esempio E. Lussu, Marcia su Roma e dintorni, Einaudi, Torino, 1945 (prima edi-
zione italiana, successiva a quelle di altre lingue, a Parigi nel 1933), in particolare le pp.
146-147. Ma si vedano anche le complesse riflessioni ad esempio di F.L. Ferrari, Il regime
fascista italiano, a cura di Giuseppe Ignesti, con una presentazione di Gabriele De Rosa, Ed.
di storia e letteratura, Roma, 1983. (Prima edizione, in francese, Parigi, 1928).
(8) Il volume di E. Galbiati, Il 25 luglio e la M.V.S.N., Bernabò, Milano, 1950, p. 337, è
un'autodifesa contro questa accusa e viene pubblicato dal comandante generale del corpo in
quei giorni a guerra finita da alcuni anni.
(9) E. Canevari, Retroscena della disfatta, voI. I, Tosi, Roma, 1948, p. 225.
(lO) F. Chabod, L'Italia contemporanea, cit., p. 79-80.
(lI) S. l'anunzio, Il sentimento dello Stato, 1929, citato da S. Foderaro, La Milizia
Volontaria, cit., p. 32.
(12) F.L. Ferrari Il regime fascista italiano, cit., p. 220.
(13) P.N.F., Il Gran Consiglio nei primi cinque anni dell'era fascista, Libreria del Littorio,
Roma, 1927, p. XI.

