Page 138 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 138
118 GIAN LUIGI GATTI
in un documento interno dello stato maggiore dell'esercito il colonnello Redini
scrisse: "si ritiene doveroso mettere in evidenza quanto l'applicazione del R.D.
stesso potrebbe riuscire dannosa, moralmente, per l'esercito in generale ed, in
particolare, per l'arma di fanteria. [ ... ] La perdita di una parte del suo prestigio
sarebbe inevitabile. Col tempo [ ... ] la nazione non potrebbe non cedere ad un na-
turale sentimento di maggiore considerazione verso quella istituzione che rappre-
sentasse oltremare la forza militare del paese; e la facile esaltazione a cui darebbe
luogo ogni buon successo militare in Colonia accentuerebbe il dislivello morale
fra una milizia combattente e vittoriosa e un Esercito fatto estraneo all'unica at-
tività operativa possibile, mentre in Europa dura la pace" (42).
Così la legge rimase inattuata per la resistenza passiva dello stato maggiore
dell'esercito che, pur non opponendosi mai in maniera esplicita, si comportò co-
me se non fosse mai stata emanata. Si può sostenere, con una certa cautela, che
fece resistenza passiva.
Un altro motivo di preoccupazione era la rivalità tra i corpi ufficiali dell'eser-
cito e della milizia, rivalità che andava al di là della semplice logica èorporativa.
Nella neonata milizia era possibile una maggior rapidità di carriera. Infatti, dopo
la Grande Guerra il corpo degli ufficiali effettivi dell'esercito era troppo nume-
roso per poter essere mantenuto, cosÌ alcuni ne vennero allontanati e posti in spe-
ciali ruoli di aspettativa (e alcuni di essi entrarono nella milizia). Gli ufficiali rimasti
nell'esercito ingolfato in tutti i gradi, che erano consapevoli di dover aspettare
molti anni prima di poter far carriera, non potevano avere simpatia per gli ex-
colleghi che, trasferitisi in un' altra organizzazione, avevano di fronte una carrie-
ra più veloce. Un promemoria allegato dal segretario del PNF Augusto Turati a
una lettera per Mussolini lamentava proprio questa situazione:
''All'elevato morale, considerato nel suo complesso, di tutti i reparti dell'Esercito
non corrisponde in analoga misura il morale delle singole categorie di Ufficiali,
ed in particolar modo degli Ufficiali Superiori, pei quali le condizioni di carriera,
diventata lentissima, ed il pericolo di un congedo per limiti d'età od in seguito ad
esclusione dall'avanzamento, costituiscono un assillo quotidiano. [ ... ]
Non mancano specialmente amare riflessioni sulle ben diverse condizioni della
MVSN in favore della quale il Governo Nazionale non avrebbe lesinato né danari
né mezzi. In special modo si osserva e si lamenta che Ufficiali, i quali nell'Esercito
(42) Ministero della guerra, comando del corpo di stato maggiore, ufficio operazioni - co-
lonie, Legioni Libiche M.V.S.N., alle autorità superiori, Roma, marzo 1927, firmato col. A. Re-
dini, p. 1-2. AUSSME, L8/174/1. Per un'analisi più approfondita dci braccio di ferro tra milizia
e ambienti fascisti da una parte cd esercito dall'altro nella politica militare della colonia libica
ci permettiamo di rimandare al nostro saggio G.L. Gatti, Camicie nere al sole libico, in corso
di stampa negli atti del convegno CISRSM "Gli italiani in Africa", Firenze, novembre 2002.

