Page 137 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA QUARTA FORZA ARMATA DI MUSSOLINI: LA MILIZIA VOLONTARIA DI SICUREZZA NAZIONALE 117
Non tutte le alte gerarchie delle forze armate erano però entusiaste del nuo-
vo corpo e lo furono sempre meno man mano che la milizia si assumeva compi-
ti prima riservati ad altre forze armate (soprattutto dell'esercito, ma anche della
marina). Ha scritto molto lucidamente Dorello Ferrari:
"La milizia rappresentava da un lato uno strumento di propaganda e di esal-
tazione del regime e di militarizzazione dei civili, dall'altro lato costituiva un
primo passo verso la formazione di una forza armata fascista" (39).
Ancora prima di assumere la fisionomia di forza armata fascista e quindi con-o
corrente all'esercito, per la maggioranza degli ufficiali, la milizia, così come era
stata istituita nel 1923, presentava non poche caratteristiche preoccupanti.
Alcune di esse furono corrette nel 1924, grazie ad una legge conosciuta come
di «ingranamento della milizia» (40). Emanata da Mussolini nel momento della cri-
si più difficile del suo governo, tale legge prescriveva che le camicie nere prestas-
sero giuramento non solo al presidente del Consiglio, come nei primi tempi, ma
anche al re. Inoltre era prevista una riorganizzazione generale della struttura e l'ob-
bligo per gli ufficiali della milizia di iniziare la carriera nella milizia con un gra-
do non superiore a quello ricoperto nella forza armata da cui provenivano (ma
erano possibili eccezioni). Tuttavia, superata la crisi Matteotti, gran parte della
legge rimase inattuata.
Altre perplessità da parte degli ambienti militari accompagnarono tutta la sto-
ria della milizia, dall'istituzione fino allo scioglimento.
La prima preoccupazione riguardava la potenziale rivalità con l'esercito; si
rafforzò man mano che la milizia ottenne funzioni specificatamente militari, co-
me l'istruzione premilitare e la partecipazione alle azioni belliche nelle colonie e
in Spagna. Quando, nel 1924, venne emanato un decreto in cui si dichiarava espli-
citamente di voler sostituire con le camicie nere i reparti di fanteria in colonia (41),
(39) D. Ferrari, Il Regio Esercito e la M.V.S.N., cit., p. 147.
(40) D.L. 4 agosto 1924, n. 1292. L' "ingranamento" era frutto di una discussione sui
compiti e le caratteristiche della milizia durata mesi. Nel luglio 1923 la proposta di De Bo-
no, comandante della milizia, fu bocciata dal Gran Consiglio perché tendente a \imitarne
il carattere politico. Per gli stessi motivi nel gennaio 1924 venne bocciato un piano pre-
sentato dallo stato maggiore dell'esercito. La questione è già stata analizzata, quindi ri-
mandiamo al volume G. Rochat, L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Musso/ini (1919-1925),
Laterza, Roma-Bari, 1967, p. 226-248.
(41) Il D.L. n. 1166 dellO maggio 1924, convertito in legge il 24 dicembre 1925 n. 2301,
recitava: «Riconosciuta l'opportunità di costituire, in modo permanente, due Legioni di M.V.S.N.
nell'intellto di sostituire con esse, gradatamente, le attuali unità di fanteria nazionali dei Regi
corpi di truppe coloniali della Tripolitania e Cirenaica» (corsivo nostro).

