Page 265 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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L'OPINIONE PUBBLICA  IN  ITALIA  SULLA  GUERRA  CIVILE  DI  SPAGNA     247


         che l'Italia entra ormai "nel gruppo delle potenze soddisfatte". E quantunque l'espres-
         sione  sia  tagliata  nel  testo  pubblicato  dalla  stampa  italiana  (56),  tutto  pare  prean-
         nunciare  un  futuro  cinto  da  lauri  di  gloria  ma  dedicato  sopra  tutto  al  lavoro.
         Ancora nessuna traccia del  consenso "preoccupato" di  cui giustamente scriverà De
         Felice  riferendosi agli  anni seguenti:  i remi  sembrano proprio tornati "in barca".
             Per il capo del  Governo fascista si aggiunge una soddisfazione personale: l'an-
         tifascismo all'estero riconosce il suo successo anche in termini superiori alle aspet-
         tative.  La  stampa  dei  "fuorusciti"  ha  per  forza  di  cose  pochi  lettori  ma  uno  e
         attentissimo non manca mai:  Mussolini.

             Il  15  maggio  1936 da  Parigi  Carlo Rosselli  scrive su  "Giustizia e Libertà":
         "Meglio riconoscere  con  franchezza  virile  che  il  fascismo,  almeno sul  piano inter-
         no,  che è poi quello che più di  ogni  altro ci  concerne, esce  rafforzato,  consolidato
         da questa crisi "(57).

             E l'indomani  (16  maggio)  il  giornalista capo del  Governo non si  nega la sod-
         disfazione di riportare le parole di  "Giustizia e Libertà" incorniciandole con gran-
         de  evidenza  su  "Il  Popolo  d'Italia"  col  titolo  La  resa  a  discrezione  politica
         dell'Antifascismo  italiano all'estero.
             I comunisti su  "Mondo operaio" si  rivolgono addirittura ai fratelli  in camicia
         nera  esortando base  e quadri  medi  del  Regime  a  lottare contro il  capitale secon-
         do l'originario programma fascista  del  1919(58).
             Su questo sfondo esplode la Spagna e sorge un "nuovo" antifascismo. La "no-
         vità" consiste  nel  fatto che  non si  tratta di  cospirazioni organizzate ma di  movi-
         menti  spontanei  con  imprevista  notevole  diffusione.  Protagonista  dell'evento  è
         la  radio  perché proprio in quel tempo apparecchi  relativamente poco costosi ne
         permettono la  diffusione anche in famiglie  di  modesta condizione. Dopo tutto è
         stato proprio il  fascismo che, organizzando sulle piazze di  città e di borghi sper-
         duti  l'audizione dei  discorsi  di  Mussolini,  ha  familiarizzato  gli  italiani  con que-
         sto  primo  vero  mezzo  di  comunicazione  di  massa.  Così  improvvisamente  dalla
         Spagna repubblicana giungono nelle case voci antifasciste quali non si  sentivano
         da  anni.  Elio  Vittorini  lo  ha  rievocato  nel  1945  in  una  pagina  giustamente  fa-
         mosa.  Nel  rileggerla  oggi  si  colgono accenti  di  nostalgia,  un  certo trionfalismo
          (siamo  all'indomani  della  Liberazione)  ma  anche  molta  umana  comprenSiOne
         verso  quanti la  sorte aveva  spinto sulla  riva  opposta:



             (56)  De  Felice Mussolini il dI/ce  Gli anni del consenso  1929-1936 cito  p.743.
             (57)  Ivi,  p.  772 e  n.  1 e 2.
             (58)  Paolo Spriano Storia  del  Partito  comunista italiano  III  I fronti  popolari,  Stalin,  la
         guerra  Torino  Einaudi  1970 p.  95-112.
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