Page 260 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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di tutti gli spagnoli, è allora in grave l1l'to con Mussolini per la recente visita di
Hitler a Roma e per i preannunci di leggi razziali, rifiuta quell'udienza nonostante
ripetute richieste (45).
Ma forse il fatto sul quale meno comunemente ci si sofferma è che la Santa
Sede tarda molto a riconoscere ufficialmente la Giunta dei generali franchisti e
non rompe mai i rapporti diplomatici con la Repubblica.
Il primo aspetto va correlato sopra tutto alla crescente diffidenza di Pio XI e
dell'influente mons. Giuseppe Pizzardo per i fascismi, all'incertezza circa le posi-
zioni sulle quali si sarebbe poi assestato il franchismo nonché all'ostilità di que-
st'ultimo verso Gil Robles, ben visto da Pio XI, ma che Franco ha cacciato dai
propri territori come concorrente pericoloso. A queste ragioni si sommano i ri-
cordati urti per le fucilazioni franchiste di cattolici e sacerdoti baschi o per i fe-
roci bombardamenti di Guernica (aprile 1937) e di Barcelona (marzo 1938). Sta
di fatto che i rapporti sono a lungo tenuti, a soglia ufficiosa da Goma, e - a Ro-
ma davvero con poco successo - dal marchese Antonio Magaz. Solo verso la metà
del 1937 mons. Ildebrando Antoniutti è nominato incaricato d'Affari a Burgos. E
non prima del giugno 1938 avviene il reciproco scambio ufficiale. Ambasciatore
in Vaticano è José Yanguas MeSSia mentre nunzio a Burgos non sarà Antoniutti,
preferito da Franco, ma mons. Gaetano Cicognani che, in seguito all'Anschluss,
ha perso il suo posto di nunzio a Vienna. Le crescenti vittorie di Franco hanno
avuto effetti diplomatici e non soltanto in Vaticano.
Quanto ai rapporti con la Repubblica, dalla fase normale in cui al Nunzio a Ma-
drid, mons. Federico Tedeschini, fa riscontro l'Ambasciatore presso la Santa Sede,
Luis de Zulueta y Escolano, si arriva a una situazione in cui i posti sono coperti so-
lo sulla carta. ~adesione al franchismo di molto personale determina la paralisi
dell'ambasciata della Repubblica in Vaticano e l'abbandono della sede (ma non del-
la carica) da parte di de Zulueta che si trasferisce a Parigi. La situazione in territo-
rio repubblicano già all'inizio della guerra rende impossibile il permanere del
nunzio. Ciò però non equivale a rottura formale di rapporti diplomatici, dato che
ambasciata e nunziatura (prima a Madrid, poi a Valencia) restano aperte sino alla
fine della guerra. Né perdurano le iniziali persecuzioni contro i religiosi. Con il go-
verno di Largo Caballero (settembre 1936) di cui fa parte il ministro basco Irujo,
tutore anche degli interessi religiosi della sua regione, e sopra tutto col governo Ne-
grfn (maggio 1937) represso re dell'anarchismo, assistiamo a un continuo sforzo per
normalizzare la vita religiosa nella Repubblica e per ristabilire rapporti non solo
(45) Raguer ricorda che nel 1940 in piena guerra, il ministro spagnolo Ram6n Serrano
SUller, venuto a Roma per qualche giorno dopo i deludenti colloqui di Berlino, si astenne "per
rappresaglia" dal chiedere udienza a Pio XII.

