Page 257 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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L'OPINIONE PUBBLICA  IN  ITALlA SULLA  GUERRA  CIVILE  DI  SPAGNA      239

        ecclesiastici  (fra cui  i vescovi  di  Cartagena, Tortosa, Vic  e  della Seo  de Urgell).  Pa-
        pa Ratti  ribadisce la  condanna del comunismo ed  esalta  i nuovi  martiri.  Si  guarda
        bene però dall'accennare a "guerre sante" o "crociate". Manifesta orrore per la "guer-
        ra fratricida"  e,  pur benedicendo quanti si  sono assunti  "il compito di difendere  e
        restaurare i diritti e  l'onore di  Dio"  li  ammonisce contro "intenzioni non  rette ed
        interessi  egoistici e  di  partito" che possono  "intorbidare ed alterare  tutta la  mora-
        lità dell'azione e tutte le  responsabilità".  Conclude con la cristianissima esortazione
        ad amare i nemici, definiti  "questi cari  figli  e fratelli  vostri" pregando "perché tor-
        nino al  Padre  che desiderosamente li  aspetta,  e  si  farà  una lietissima  festa  del  loro
        ritorno ( ... ) quando tra poco ( .... ) l'arcobaleno della pace si  lancerà nel bel cielo di
        Spagna,  portando il  lieto annuncio a tutto il  vostro grande e  magnifico Paese".
           La  propaganda nazionalista esalterà le  parti del  discorso  che  le  convengono e
        tacerà il  resto.  Ma la  delusione dei  presenti è confermata da mormorii e anche elal
        fatto che nel  cortile della  residenza si  ritrovano gualcite e gettate alcune copie del
        discorso  preventivamente distribuite.
           A  Castel  Gandolfo  non  è  presente  il  cardinale di  Tarragona Vidal  y  Barra-
        quer anch'egli  profugo  (e  rifugiato alla  certosa di  Farneta)  al  quale, per motivi
        di  precedenze ecclesiastiche, spetterebbe guidare  il  gruppo e  rivolgere l'indiriz-
        zo  di saluto  al  Papa.  È stato  lo  stesso  Pio  XI  a  pregarlo  di  non comparire  ben
        conoscendo l'animosità di parte del clero spagnolo contro di  lui. Tuttavia gli ac-
        centi  di  Papa  Ratti  riecheggiano  molto da vicino.la "linea pastorale" che Vidal
        y Barraquer aveva  esposto il 2  settembre,  pochi giorni  prima, in  una lettera in-
        dirizzata  al  Segretario  Pacelli.  Il  cardinale  catalano,  ben  consapevole  delle  re-
        sponsabilità politiche anche della chiesa spagnola nel  precipitare della tragedia,
        si  era espresso contro ogni spirito di  crociata, pericoloso per il  clero rimasto in
        zona  repubblicana  e  assolutamente  sconsigliabile  in  vista  di  una  futura  ripresa
        della vita  religiosa  in  tutta  la Spagna.
           Non erano certo posizioni lontane da tanti  impulsi  di  Papa  Ratti  ma è comun-
        que probabile che l'indiretto memel1to da Farneta  non sia  rimasto senza effetti (38).
           Su "La Civiltà Cattolica" del 20 novembre 1937 il gesuita padre Enrico Ro-
        sa  condanna:  "( ... )  il  comune  abbaglio  di  supporre  che il  combattere,  sotto il
        rispetto religioso e morale o anche di  semplice umanità e civiltà cristiana, l'anar-
        chia e  la  barbarie del  comunismo internazionale ed ateo nel  suo estremismo e
        terrorismo bolscevico - quale imperversa nella Spagna dopo la Russia e il  Mes-
        sico - sia, o debba essere, necessariamente un favorire l'estremo contrario, quel-
        lo  del  socialismo  nazionalista  o  razzismo  pagano,  che  lo  combatte  per  suoi
        motivi  politici,  ovvero  riesca infine a  promuovere la  dittatura o  l'assolutismo,


            (38)  Raguer El Vaticano  p.  149-155, La fJ6lvora  p.  1 19-125  e Intervista  p.  202-203.
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