Page 256 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            deludere  ogni  tipo  di  monarchico - militari  compresi - firmando  nel  1947 una
            cambiale regia  ma  con  scadenza a babbo  morto;  così  solo  nel  1975  il  regno del
            1947 avrà un  re che, come sappiamo, veleggerà poi su  altre rotte.
               I generali e soprattutto Franco afferrano subito i vantaggi di dare all' alzamiento
            un  carattere  religioso  del  tutto  mancante  all'inizio.  Così  la  guerra,  che  mostra
            chiara  tendenza  a  prolungarsi,  è  prontamente  sacralizzata  e  diviene  la  Cruzada
            (sulla  scia  dei  navarrini  che avevano subito adottato il  crocefisso come emblema
            militare).  A ciò  non arrecano disturbo né  la  partecipazione dei  mori musulmani,
            punta di  diamante dell'esercito d'Africa, né il  fatto che cattolici e clero basco re-
            stino  con  la  repubblica,  per  il  che  saranno  poi  sistematicamente  massacrati  dai
            "crociati" di  Franco.
               Quanto alla  Santa  Sede,  è  pur vero che  i passi  dell"'Osservatore  Romano" e
            della  "Civiltà  Cattolica"  riportati da Aquarone nel  suo studio del  1966 (36)  pote-
            vano dare  ai  lettori  anche colti  del  1936-39 l'impressione che la  Chiesa romana
            fosse  allineata sulle posizioni dei  suoi  estremisti iberici.  Ma in realtà tale allinea-
            mento non è totale per quasi  tutta la  durata della guerra.
               Certamente - al  di  là  della vicenda spagnola - contano per la  chiesa  le  vit-
            torie dei  "fronti popolari"  (in  Francia e nella Spagna stessa)  che Mosca, spesso
            senza avervi  influenza  immediata,  benedice  in base  alla  svolta internazionalista
            del  1935. Come asserisce  l' "Osservatore Romano" del 23  luglio  1936, di  fron-
            te alle devastazioni "comuniste", alle "statistiche raccapriccianti" e agli elementi
            di  un  conflitto  che  trascendono  il  dramma  spagnolo,  bisogna  decidere  se  stare
            pro  o contro l'umanità.
               Tanto  basta  al  Governo  fascista.  Il  "Popolo  d'Italia"  del  19  agosto  1936  fa
            propri  gli  accenti  dell "'Osservatore",  non  dimenticando,  come  del  resto  l'altra
            stampa, orientata ormai da  univoche istruzioni  ministeriali, di battere sempre piÙ
            contro il  "criminoso disegno  della  Russia  sovietica  mirante  a  precipitare la  Spa-
            gna nell'abisso della barbarie" e sul dovere di "sbarrare" al bolscevismo la via "per
            distruggere  la  civiltà  millenaria  d'Europa" (37).  Di  fronte  a  così  chiassosamente
            proclamate unità di  intenti vi  è  da  chiedersi  quanti  siano  in  grado  di  cogliere le
            peculiarità delle  posizioni  della Santa Sede.  Esse  tuttavia esistono e  vanno  ricor-
            date sia pure limitandoci a pochi esempi.  Il  quadro piÙ  completo oggi  disponibi-
            le  è  offerto dai documentati e vivaci  studi di  padre Raguer.

                Già agli  inizi  del  dramma  è significativa  l'allocuzione tenuta il  14  settembre
            1936 a  Castel  Gandolfo  da  Pio  XI a  circa 500  rifugiati  spagnoli,  in  prevalenza



                (36)  Aquarone p.  4-6:  soprattutto i brani di  GG (Guido  Gonella) e di  padre E.  Rosa.
                (37)  lvi,  p.  6.
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