Page 258 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            che  gli  avversari  confondono  con  la  tirannide  di  un  uomo  o  di  un  partito  e
            chiamano volentieri col nome, per loro più odioso, di 'Fascismo', attribuito del
            pari,  come fossero  tutt'uno, al  falangismo  spagnuolo o  al  nazismo tedesco".

                Da  questa  prosa,  alquanto  involuta,  sembrano  emergere  tre  concetti.  Una
            sostanziale  adesione  a  qualunque  tipo  d'intervento  (compreso  quello  armato)
            in  favore  del  versante  franchista.  La  conseguente  presa  di  distanza dai  circoli
            cattolici  francesi  d'impronta  democratica  impersonati  da  François  Mauriac  e
            da  Jacques  Maritain  che  avevano  pubblicamente  dichiarato  la  loro  estraneità
            agli  eccessi  clei  due versanti.  Infine l'elusiva prudenza circa i temi  delle paren-
            tele di  fascismo  e falangismo  col  "nazismo tedesco". Quest'ultimo non è a tut-
            ti  gradito  in  Vaticano  e  meno  che  meno  al  regnante  pontefice che  ha firmato
            sei  mesi  prima  la  Mit  brennender Sorge.  Siamo ormai  nella fase  "matura" del-
            la guerra (Mal aga, Guadalajara, Guernica e Santander sono alle spalle) e la pre-
            senza  militare  tedesca  è  conclamata  nel  mondo  benché  la  stampa  italiana  la
            lasci  spesso  in  ombra.  E intanto  la  politica  dell'Asse  ha  fatto  grandi  passi  col
            viaggio  in  Germania  di  Mussolini  e  - proprio  in  quei  giorni - con  l'adesione
            al  patto Antikomintern.
                Ma al  cii  là  del  passo ora esaminato, vano sarebbe cercar di  far  luce sul  rea-
            le  oggetto cui  è mirato l'intero articolo (39)  e cioè la Carta colectiva de  los Obi-
            spos espanoles a los de todo el mundo con motivo de la guerra en Espana (tradotta
            in  italiano su  "Civiltà  Cattolica"  del  2  ottobre  1937).  Padre  Rosa  manifesta  il
            compiacimento suo e  del  clero italiano  trattandosi:  "( ... ) più  che di  una crocia-
            ta simile alle  antiche  ( ... ),  di  una campagna contro sovversivi stranieri e malfatto-
            ri  comuni assai  peggiori dei  musulmani e dei  mori" (40).

                Ma in  realtà la  vicencla  vaticano-spagnola clelia  lettera collettiva ha conosciu-
            to aspetti sui  quali  "Civiltà Cattolica"  preferisce sorvolare.  Solo  molto  più  tardi,
            e  sopra  tutto  grazie  agli  studi  cii  Raguer  tanti  fatti  sono  apparsi  chiari.  Il  clOCll-
            mento, nato nel  maggio  1937 per insistenza cii  Franco sul  nuovo primate cii  Spa-
            gna, cardinale Isidro Goma y Tomas, è una netta opzione dell'episcopato spagnolo
            per il  versante franchista.  Esso tuttavia (forse anche per interventi vaticani sin qui
            non provati) nega al  conflitto il  carattere di  "crociata" nel senso stretto della pa-
             rola cioè di  guerra "organizzata clalla  Chiesa contro i nemici della  fede".  La  let-
            tera è sottoscritta in Spagna cla  quarantatre vescovi e da cinque vicari capitolari.



                (39)  Aquarone nota  8 a  p.  5-6.
                (40)  E.  Rosa  L'eco della  lettera  collettiva  dei Vescovi spagnoli  in  "Civiltà cattolica"  n.  88°,
             quaderno 20 novembre  1937 p.  289 e p.  300 cosÌ  cito  in  Aquarone  p.  7.
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