Page 261 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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L'OPINIONE  PUBBLICA  IN ITALIA  SULLA  GUERRA  CIVILE  DI  SPAGNA     243


        formali con la  Santa Sede.  Si  passa dall'apertura di  una cappella basca a Barcelo-
        na,  all'ammissione  del  culto  privato  in  tutta  la  Repubblica  (decreto  7  agosto
        1937), all'istituzione di un Commissariato per i culti (8  dicembre 1938). Gli sfor-
        zi  del  padre  Martin Torrent,  vicario  generale  a  Barceiona,  e  i viaggi  in  Francia,
        Svizzera e perfino a  Roma  (1938) del  canonico dr.  Salvador Riai,  vicario genera-
        le  a Tarragona, nominato da Pio  XI  (19  marzo  1938) anche amministratore apo-
        stolico della diocesi di Lérida, non raggiungono il risultato per il sopravvenire della
        vittoria franchista  in Catalogna (gennaio-febbraio  1939) (46).
            Il  1 aprile 1939 Franco annuncia la  fine  della guerra con la caduta di Madrid
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        e  del  restante  territorio repubblicano.  Diversamente da  Roma antica dove le vit-
        torie  di  consoli  o generali nelle guerre  civili  non portavano né al  titolo  di  impe-
        rator né al trionfo, l'esercito franchista e la Chiesa spagnola festeggiano chiassosamente
         la  vittoria di  mezza Spagna sull'altra metà (47).  La  Santa Sede,  con sorpresa di  al-
         cuni, si  unisce alle celebrazioni spagnole. Pio XII, nuovo papa dal 2 marzo, si con-
        gratula con Franco col telegramma 1 aprile in cui  ringrazia Dio per la  desiderata
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         vittoria cattolica e col  radiomessaggio del  16 aprile dove esprime l'inmenso gozo
         (immenso piacere)  per la  "pace" e la  "vittoria".

            Chi  parla  così  è  lo  stesso  Eugenio  Pacelli,  già  Segretario  di  Stato e  fine  ese-
        Clltore  diplomatico  delle vedute politiche  del  suo predecessore.  Ma questo è al-
         la  fine  il  viatico della Chiesa romana per i seguenti tre decenni fitti  di  vendette,
         di castighi e di  umiliazioni inflitte dai  vincitori. Non è qui luogo per indagare su
         ragioni  e  circostanze  di  tale  atteggiamento (48).  Basti  constatarne  l'importanza
         agli  occhi  del  mondo.



         r.; opinione pubblica italiana

            Anche astraendo dalla svolta di  Papa Pacelli,  è chiaro che i precedenti "distin-
         guo"  ecclesiastici,  per  quanto  importanti  possano  apparirci  oggi,  sono  in  pratica
         sommersi  da  cori  festanti  di  consenso.  A molti  "benpensanti"  pare  di  essere  tor-
         nati ai  bei giorni della Conciliazione gettando un velo sui  dissidi  del  1931 in pun-
         to associazionismo  cattolico soprattutto giovanile.  Dissidi  aspri  che avevano  dato
         luogo  anche  a  una  risentita  enciclica  di  Pio  XI (49),  ma  in  fondo  avvertiti  solo  a
         sparse  macchie nel  Paese.



            (46)  Raguer El Vaticano  p.  153-207.
            (47)  Così  l,\agucr La  p6lvora  p.  389.
            (48)  [vi,  p.  389-405.
            (49)  Non abbiamo bisogno 29 giugno 1931  in "Acta Apostolicac Scdis" n.  8, 6 luglio  1931.
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