Page 272 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            spunto dalle disavventure dell'ono Veraci, un deputato di provincia che un col-
            po  alla  testa  ha  privato  dello  strumento  professionale  essenziale,  la  capacità
            appunto di  mentire, il  romanzo mette alla berlina le gerarchie militari sin dai
            nomi scelti  per i  ministri della  Guerra e  della Marina:  generale lcse  e  ammi-
            raglio Acquadolce.  Il  surreale dialogo tra questi ed il  presidente del Consiglio
            Astuti è la  fedele  trasposizione narrativa dell'atteggiamento stigmatizzato nel-
            la  memoria del  1908.

               "Tutto allora va  per il  mcglio,  ammiraglio.  Ora permetta che io la  congedi
                perché devo  ricevere il  generale  lese  per il  ministero della guerra.
               La  ringrazio,  Eccellenza,  di  aver  pensato  a  me  e  non  le  farò  più  perdere
               tempo,  tanto più  che  non  ho  piacere  di  incontranni con il  generale lese.
                Perché?  Lo  conosce?
                Non  l'ho  mai  visto  né  sentito  nominare,  ma  sa,  è  un  ufficiale  di  terra,  e
                meno se  ne conosce,  meglio è.
                Capisco, capisco, rispose S.E., meno contatti si  hanno, meno occasioni vi  sono
                di  disaccordo e più la  cooperazione ci  guadagna. Arrivederci, ammiraglio "(11).
                Per  comprendere lo spirito di  Douhet, è  opportuno citare un  paio delle sce-
            nette  caustiche  di  cui  le  pagine  del  libro  sono  costellate,  bersagliando  ugual-
            mente le convenzioni sociali, le convenienze politiche e la  mentalità limitata dei
            vertici  delle  forze  armate.
                "L'esercito venne meravigliosamente allenato per la  guerra di  movimento -
            carattere  essenziale  della  guerra  moderna - mediante  le  marce.  l  reparti  mar-
            ciarono, marciarono e marciarono su tutte le belle e le brutte strade d'Italia co-
            me  se  l'esercito  tutto  fosse  stato  colpito eia  una formidabile  epidemia di  ballo
            eli  S.  Vito,  ma  il  primo  risultato  pratico  di  un  tale  allenamento  fu  un  grande
            consumo di  calzature.

                Il  ministro,  impressionato  eia  questo  fenomeno  davvero  originale,  ordinò
            che  ogni  paio  di  scarpe  durasse  36  mesi  e  che  venissero  addebitati  i  maggiori
            consumi, ma  il  rimedio, in  pratica, si  adelimostrò inefficace perché non si  face-
            va  a tempo ad esaurire gli  addebiti ed il  bilancio ne risentiva.  Di  fronte alle su-
            preme esigenze del bilancio, il generale lcse non esitò a prendere una risoluzione
            decisiva affrontando, come si  suoi dire,  il  toro  per le  corna.
                Con  una  nuova  circolare  che  portò il  numero  3.407.522  R..mo,  circolare
            improntata  ad  uno  spirito  veramente  moderno,  prescrisse  che  l'allenamento
            alla  marcia venisse  compiuto sulla  carta e,  possibilmente, sulla carta vecchia.



                (11)  G.  Douhet, L'onorevole ... , cit.,  p.  196.
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