Page 285 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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"RESISTERE SULLA SUPERFICIE  l'ER FAR  MASSA  SULL'ARIA":  NAZIONE,  DIFESA  NAZIONALE  E ARMATA AEREA...   267


       Douhet, insieme ad altri modernisti, ad una dottrina che postulava lo scontro de-
       cisivo per evitare nuove sanguinose guerre di  posizione.  Né si  può comprendere
       perché  Douhet invocasse  tanto  spesso  la  "proporzione  delle  parti", senza  ricor-
       dare come la ripartizione delle  risorse tra Esercito, Marina ed Aeronautica fosse
       allora  nella  proporzione di  4:2:1,  immutata  per  tutto il  settennato balbiano(60).
       A questo squilibrio si  potrebbe ricondurte, sotto il  profilo interpretativo, persino
       l'origine del celebre aforisma sul "resistere sulla superficie per far massa nell'aria".
           La  spiegazione  data  da  Douhet  per  la  mutata  posizione sul  problema delle
       aviazioni  ausiliarie,  tollerate  sino  al  1925  e  recisamente  condannate  nel  1927,
       pone alcuni interrogativi sulla sincerità  (e  dunque la  coerenza)  complessiva del-
       le  sue teorie.  Se  l'ammissione di  Douhet circa la  propria sensibilità all'opportu-
        nità tattica  delle  sue  proposte  è  coerente  con  i dimostrati  parallelismi  tra  certi
        scritti apparentemente "universali" ed il concreto dipanarsi di eventi politico-mi-
        litari, non è però possibile trasformare queste interazioni in un vincolo assoluto.
        A riprova  della  sua  indipendenza di  pensiero,  Douhet  non  interviene  sull'esi-
        genza  che  l'Aeronautica  costituisca  una  propria  scuola  di  guerra aerea,  procla-
        mata  da  Balbo  nel  marzo  1927,  e l'anno seguente  propone invece  l'organismo
        interforze già ricordato.

           Vent'anni fa,  Botti ed Ilari si  chiedevano se  Douhet fosse  profeta inascoltato
        o maitre à penser (61).  In effetti, rapidità di scrittura,  re attività nelle  analisi, con-
        tinuo  riutilizzo  dei  materiali  nelle  sedi  più disparate sono indicazioni di  una ca-
        pacità  di  lavoro  molto  moderna,  ma  non  depongono  a  favore  dell'organicità  e
        dell'applicabilità universale delle  teorie di  Douhet.  Proprio il carattere estempo-
        raneo  degli  scritti  potrebbe  spiegare  perché  egli  non  abbia  sviluppato  in  modo
        organico l'intuizione sul  "problema integrale della guerra", lessicalmente sugge-
        stiva e fondamentalmente corretta  (62).  Sfrondato del rituale panegirico al duce ed
        alla  modernizzazione dell'Italia da parte del  regime, l'articolo sottolinea come il




           (60)  Sulla  questione  dell'allocazione  di  risorse  quale  spia  dell'effettivo  rapporto di  forza
        politica tra  le  forze  armate dell'Italia  fascista,  cfr.  Gregory Alegi,  "Sette anni  di  politica aero-
        nautica",  in  Carlo M.  Santoro (a  cura di),  Balbo.  Aviazione e potere aereo,  Roma, Stato Mag-
        giore  Aeronautica/Ufficio  Storico,  1998.  Con  tutta  evidenza,  è  a  questa  proporzione che  si
        riferisce  Douhet quando  attacca  "una certa  Nazione  [che]  spende  per  le  sue  Forze Armate  5
        miliardi di  cui 700 milioni  per le  forze  aeree,  perché di  questi 700 milioni  una gran parte vie-
        ne  devoluta a quei  ausiliari che altro scopo non hanno se  non quello di  accrescere l'efficienza
        delle  Forze Armate di  superficie." (G.  Douhet, "Riepilogando", cit.,  p.  253).
           (61)  Botti-Ilari, cit., p.  106 segg.
           (62)  Giulio  Douhet,  "Il  problema  integrale  della  guerra",  "Rivista  aeronautica",  agosto
        1928, p.  225-244; id., "Divagazioni sul  problema integrale della guerra", "Rivista aeronautica",
        dicembre 1928, p.  413-428.
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