Page 283 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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"RESISTERE SULLA SUI'ERFICIE PER FAR MASSA SULL'ARIA": NAZIONE, DIFESA NAZIONALE E ARMATA AEREA... 265
Aeronautica" e all'''Educazione Fascista" (52). Nessuno dei due offriva grandi no-
vità. Il primo era la cronaca di un "ipotetico conflitto prossimo futuro fra gran-
di potenze", concepito per "giungere a mettere di fronte due diverse concezioni
belliche ed a contrasto due diverse organizzazioni aeronautiche"; il secondo, una
ripetizione del concetto di scontro tra volontà e capacità di guerra delle nazioni
che si concludeva con l'ineluttabilità dell'impiego delle armi più micidiali (con il
consueto esempio della distruzione di Londra), la cui umanità relativa discende-
va dall'abbreviare le guerre e dunque risparmiare perdite e distruzioni.
Provocazione o teoria organica?
Non v'è dubbio che l'esperienza abbia smentito più d'uno degli snodi vitali del
pensiero douhettiano. Come ha rilevato Meilinger, il grande teorico trascura il ruo-
lo dell'intelligence e lascia all'intuito del comandante l'identificazione dei "centri vi-
tali" avversari da battere (53). Scrivendo de 'TInghilterra e la difesa aerea" (54), Douhet
sosteneva essere "impossibile" la difesa aerea di Londra per una serie di motivi tra
i quali principalmente la difficoltà di avvistare il nemico a 200 chilometri di di-
stanza, valutare la minaccia, raccogliere la caccia e dirigerla sull'avversario in arri-
vo. La molteplicità dei potenziali obbiettivi da proteggere avrebbe costretto gli inglesi
ad immobilizzare forze cospicue, sottraendo le all'offensiva. "In definitiva," scriveva
Douhet, "l'Inghilterra si porrebbe nelle condizioni, pur essendo molto più potente
nell'aria, di farsi mettere in iscacco da un avversario molto meno potente ma agen-
te offensivamente" (55). Una dozzina d'anni dopo, la RAF s'incaricò di smentire que-
sto assunto teorico sfruttando i radar e, soprattutto, la rete di stazioni di guida
caccia. In generale, molti errori di Douhet discendono dalla limitata comprensio-
ne o dalla sottovaluta zio ne dello stretto legame tra aeronautica e tecnologia, che
si traduceva in convinzioni (o me re affermazioni?) concettualmente errate, come
quella secondo cui "l'arma aerea non è l'arma dei ricchi, ma bensì l'arma dei po-
poli giovani, geniali, ardenti, arditi, anelanti allo spazio ed all'altezza. È quindi
un'arma perfettamente italiana e perfettamente fascista" (56).
(52) Giulio Douhet, "La guerra del 19 ... ", "Rivista Aeronautica", marzo 1930 (ora in Do-
minio dell'aria, ed. 2002, p. 313-420); id., "La realtà della guerra", "Educazione fascista", a. VIII
(1930), n. 2 (febbraio).
(53) Phillip S. Meilinger, 10 Propositions regarding air power, Washington, USAF, 1995,
p. 20. Meilinger è autore del sintetico ma valido profilo "Giulio DOllhet and the Origins of
Air-Power Theory", ora in Id., Airwar. Theory and Practice, Cass, London, 2003.
(54) Giulio DOllhet, "L'Inghilterra e la difesa aerea", "Educazione fascista", a. VI
(1928), n. lO (ottobre) e poi in "Rivista Aeronautica", febbraio 1929.
(55) G. Douhet, "L'Inghilterra e la difesa aerea", cit., p. 690.
(56) Giulio DOllhet, Il dominio dell'aria, cit., libro II, p. 231.

