Page 287 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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"RESISTERE SULLA SUPERFICIE  l'ER  FAR  MASSA  SULL'ARIA":  NAZIONE,  DIFESA  NAZIONALE  E ARMATA AEREA ,..   269


           In questo senso, temi trasversali quali il rispetto per la vita dei soldati 'e  l'ef-
       ficiente  allocazione  di  risorse  finanziarie  (che,  essendo  l'Italia the  least  or the
       great  powers, erano fatalmente  destinate ad essere inferiori a quelle dei  poten-
       ziali competitori sulla scena internazionale) sono rispettivamente il punto di par-
        tenza e  di  arrivo  di  una linea  di  pensiero che  vede  nell'arma aerea la  risposta
        a  peculiari  problemi  della  nazione  italiana.  Non  a  caso,  caratteristica  di  gran
        parte  della  vasta  produzione douhettiana è il  richiamo  ai  concetti  di  nazione,
        di competizione tra nazioni e carattere nazionale della guerra. Così scriveva nel
        1914:  "Il  carattere essenziale delle guerre moderne consiste nel fatto  che oggi
       giorno le  guerre si  combattono, più  che  fra  eserciti, fra  nazioni intiere.  Non è
        più il  cozzo di  due  determinate categorie di  uomini  o  di  cittadini armati quel-
        lo  che  determina  la  sorte delle  nazioni,  è  l'urto  delle  nazioni  nella  loro  inte-
        rezza più  piena"(64).

           Ancora  nel  1927,  Douhet concepiva  la  guerra futura  come "scontro formi-
        dabile di nazioni armate di tutte le loro risorse morali e materiali", nel quale "le
        forze armate sono uno dei mezzi con i quali la guerra si svolge e l'azione di que-
        sto mezzo  deve  risultare coordinata a quella di  tutti gli  altri  mezzi  di  guerra" e
        "l'azione delle forze  armate deve risultare coordinata ed unitaria" (65).  In questa
        concezione,  l'aeronautica rientrava appunto in  quel  più ampio "problema inte-
        grale della guerra",  alla  quale ciascuna  forza  armata avrebbe  dovuto contribui-
        re secondo le proprie caratteristiche peculiari. Né può esservi dubbio alcuno che
        il  ragionamento douhettiano fosse  rivolto innanzi  tutto all'Italia,  com~ l'autore
        dichiara in  modo esplicito e costante attraverso la sua lunga produzione.

           "Il fatto  brutale, ma innegabile,  che  deve  imporsi  alla  nostra mente e scuo-
        terla è questo:  il  più forte  Esercito schierato sulle Alpi e la  più forte Marina in-
        crociante nei nostri mari, allo stato attuale della tecnica aeronautica, non potrebbero
        far  nulla  di  effettivamente  pratico  per  impedire,  dato  un  conflitto,  che  un  ne-
        mico, convenientemente preparato, ci  distrugga, se fosse  tale il suo beneplacito,
        Roma,  Milano, Venezia,  od  una qualunque delle  nostre cento città" (66).
           "Se il  dominio dell'aria [ ... ] è di  grande importanza per tutte le nazioni, per
        l'Italia,  data  la  sua  posizione geografico-politica,  è  di  importanza  decisiva  per
        la  sua sicurezza e per il  suo avvenire.  Di  fatto,  data la ristrettezza dei  mari che
        la circondano, l'Italia può venire attaccata attraverso tali  mari da forze  parten-
        ti  da terra,  e cioè,  da forze  aeree che possono  presentarsi in  masse  imponenti;



           (64)  Giulio Douhet, L'arte della guerra,  Torino, Lattes,  1915, p.  1.
           (65)  Giulio  Douhet,  "La nomina dei  comandanti d'armata",  "Educazione  Fascista",  a.  V
        (1927),  n.  10 (ottobre).
           (66)  Giulio Douhet, Il dominio dell'aria,  libro I,  p.  19-20.
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